VALE ANCORA LA PENA FARE L’UNIVERSITÀ?

VALE ANCORA LA PENA FARE L’UNIVERSITÀ?

A cura di Sofia Schapira

Fine Settecento e inizio Ottocento furono gli anni decisivi per la nascita dell’università, definita dal filosofo ottocentesco Immanuel Kant come un luogo del “sapere assoluto al di fuori e al di sopra di ogni concretezza” (L. Bellatalla, Studi Kantiani, 1997). In quel periodo, la filosofia kantiana avanza come un vero esempio per la coscienza borghese. Secondo Kant, l’uomo è dotato di un principio d’identità, l’io, che nasce dalla combinazione tra libertà e sapere. Nel settecento, l’io kantiano guida un processo per sottolineare l’importanza degli studi universitari tramite opere come Il conflitto della Facoltà. Tuttavia, spesso non si tiene conto dell’esperienza di Kant come docente universitario e che pertanto alcune sue osservazioni sull’importanza dell’università possano essere influenzate dal suo status. Ad oggi la domanda è: tre secoli più tardi, l’università ha ancora il riconoscimento e l’utilità che Kant vi ci attribuiva?

Università di Knisberg
Università di Könisberg, città natale del filosofo Immanuel Kant

Premetto che ho appena finito il secondo anno di Scienze Politiche presso l’università Sciences Po a Parigi. Diciamo pure che rientro nella categoria delle studentesse convinte: appassionata, ambiziosa, curiosa. Non ho mai messo in dubbio il fatto che perseguire un percorso universitario potesse arricchire la mia formazione personale. Eppure quando si compie una scelta, naturale decisione tra due alternative, bisognerebbe sempre valutare entrambe le opzioni. Ed eccoci al punto. In un’epoca in cui non si fa altro che parlare della scarsa importanza dei titoli di studio in un mercato del lavoro sempre più incerto e competitivo dove i soft skills contano quasi più delle hard skills, andare all’Università è ancora la scelta più conveniente? 

Quest’anno, il ministero ha riportato un calo di immatricolazioni pari al -3%, soprattutto negli atenei delle isole (-7%) e nel centro Italia (-4%)

Sede di Sciences Po Parigi
La sede di Sciences Po, Parigi

Immatricolazioni universitarie in calo

Se è vero che trovare un qualsiasi posto di lavoro, a partire da un semplice stage, è ormai diventata un’impresa titanica, vale la pena di perdere anni sui banchi tra immensi sacrifici, per ritrovarsi alla fine con un’età meno concorrenziale nel mercato del lavoro? A tal proposito, i dati statistici mostrano un forte calo delle iscrizioni universitarie e un incremento dell’abbandono degli studi nel corso del tempo. Nel gennaio 2021 i numeri forniti dal ministero dell’Università indicavano 317.282 immatricolati in Italia mentre gli iscritti attuali si limitano a 306.763 su un totale di 469 mila studenti che hanno ottenuto il diploma liceale lo scorso luglio. Quest’anno, il ministero ha riportato un calo di immatricolazioni pari al -3%, soprattutto negli atenei delle isole (-7%) e nel centro Italia (-4%), (dati che saranno poi confermati definitivamente nel luglio 2022) (INPS, 2021). Secondo la ministra Cristina Messa, questo fenomeno fotografa “una sostanziale tenuta delle immatricolazioni in relazione anche al fattore straordinario della pandemia.” Sostanzialmente, sempre più giovani, ormai, scelgono di lavorare senza studiare. Perché formarsi sul campo significa innanzitutto uscire dalla nostra comfort zone, superare i propri limiti imparando a gestirsi in maniera autonoma. Questo vuol dire crescere e responsabilizzarsi, forse anche più velocemente degli altri. 

“L’università è ‘soltanto’ un passatempo”

“Credo che l’università sia praticamente per divertirsi e per provare che sai fare i lavori di casa, non per imparare”

Elon Musk, CEO di Tesla (2020)

Inoltre cominciare a lavorare dopo le superiori significa fare esperienza fin da subito, avere un vantaggio competitivo sugli altri e rendersi quanto più appetibili per le aziende che preferiscono competenze concrete al titolo di studio. A tal proposito, nella Satellite 2020 Conference, il rinomato imprenditore e CEO di Tesla, Elon Musk, commenta “I think college is basically for fun and to prove you can do your chores, but they’re not for learning. You can learn anything for free.” – credo che l’università sia praticamente per divertirsi e per provare che sai fare i lavori di casa, non per imparare (E. Musk, 2020). Puoi imparare tutto gratis. Pertanto, ai dipendenti di Tesla non è richiesto un diploma universitario. Un trend che va a espandersi nelle grandi aziende futuristiche. Il dilemma è quindi se davvero un laureato ha più probabilità di trovare un lavoro rispetto a un semplice diplomato. Questi sono i luoghi comuni, chiacchiere tra studenti in cerca di facili affermazioni. 

Elon Musk
Elon Musk nel 2022

La direzione giusta qual è?

Il vero punto è però un altro. Trovare la propria strada non è semplice. Richiede tempo, anche che poi si rileverà perso, finché non si trova la direzione giusta. Occorre misurarsi con realtà diverse che necessitano impegno, sacrificio e tenacia ma soprattutto formazione. Avere successo nel mondo che ci circonda è una costante sfida con noi stessi. Perché come diceva Thomas Alva Edison “il valore di un’idea sta nel metterla in pratica” trasformandola quindi in un progetto per realizzarla nel migliore dei modi. Ecco che allora davanti all’eterno quesito università o lavoro, io rispondo che se investissimo gli immensi sacrifici ed investimenti economici dedicati allo studio in una formazione sul campo costruttiva e ragionata, allora forse varrebbe la pena rischiare per il proprio futuro. 

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