VAIOLO DELLE SCIMMIE, BISOGNA PREOCCUPARSI?

VAIOLO DELLE SCIMMIE, BISOGNA PREOCCUPARSI?

A cura di Roberta Maria Serra

In queste ultime settimane, una nuova minaccia sembra farsi strada in Europa e, ultimamente, anche in Italia: si tratta del vaiolo delle scimmie, o monkeypox, una malattia infettiva virale rara appartenente alla stessa famiglia del vaiolo umano (gli orthopoxvirus). Nonostante la preoccupazione destata dalla malattia, non bisogna fare allarmismo. Sebbene la situazione vada adeguatamente monitorata, questo virus, se paragonato a quello umano, è caratterizzato da minore gravità e si diffonde con minor facilità.

Il primo caso a Roma

Nel nostro Paese il primo caso è stato identificato allo Spallanzani di Roma il 19 maggio e riguarda un uomo rientrato da un viaggio alle Canarie, il quale presentava delle pustole sul viso e sul corpo. Successivamente furono accertati altri due casi presso lo stesso ospedale. Già nei giorni precedenti erano stati segnalati casi in Spagna, Regno Unito, Portogallo, Svezia, Stati Uniti, Australia e Canada, di cui però non è ancora certa la causa dell’infezione. Sebbene la malattia non sia comparsa di recente, molti prima d’ora non ne conoscevano l’esistenza. Facciamo quindi un po’ di chiarezza.

Dov’è nato?

Il vaiolo delle scimmie fu scoperto nel 1958 in una colonia di macachi provenienti dal Sud-Est asiatico. In genere il virus infetta i roditori e contagia primati e piccoli mammiferi, ma casi di contagi umani furono riscontrati per la prima volta nella Repubblica Democratica del Congo nel 1970 e, nel corso degli anni, sono stati registrati dei focolai al di fuori delle classiche aree di endemia (Africa centrale e orientale). In particolare è da ricordare l’epidemia degli Stati Uniti nel 2003 in seguito all’importazione di animali non adeguatamente controllati dall’Africa. Questo perché il virus può essere trasmesso dall’animale infetto all’uomo tramite morsi e graffi, e quindi tramite contatto con saliva ed altri fluidi. Al contrario, il contagio inter-umano è più raro e avviene principalmente tramite contatto con oggetti contaminati, contatto prolungato con droplet respiratori ed aerosol, lesioni e fluidi corporei (soprattutto tramite rapporti sessuali).

Una famiglia di macachi

È letale?

Il virus ha un periodo d’incubazione che va dai 5 ai 21 giorni e il decorso della malattia si divide in due fasi principali: nella prima fase o fase simil-influenzale, la malattia si manifesta con febbre, cefalea, brividi, interessamento linfonoidale; nella seconda fase o fase cutanea, si ha comparsa di lesioni sul corpo con progressiva evoluzione in vescicole e pustole. La prognosi è di circa 2-4 settimane e la malattia si risolve spontaneamente con adeguato riposo e in genere senza trattamenti specifici. Alcuni farmaci antivirali, tra cui il tecovirimat, potrebbero costituire un’opzione terapeutica possibile. Tuttavia non sono stati studiati appositamente per il trattamento del vaiolo delle scimmie. Disponiamo inoltre del vaccino per il vaiolo umano, il quale pare possa offrire una protezione dell’85% contro il monkeypox per via della somiglianza tra questi due virus. Ciononostante, quest’ultima vaccinazione è stata abolita in Italia nel 1981 e di conseguenza questo dato è da considerarsi per le sole persone già vaccinate contro il vaiolo. La mortalità media si aggira intorno al 3-6%.

Per evitare il più possibile la trasmissione del virus, si raccomanda di rimanere a riposo in caso di febbre e di contattare il proprio medico curante qualora si dovesse notare la comparsa di vescicole o altre manifestazioni cutanee. Un’importante arma di prevenzione è invece quella di evitare il contatto stretto con persone che manifestano febbre, lesioni cutanee o vescicole, ed in particolare proteggersi durante i rapporti sessuali. Questa precauzione è da adottare per evitare non solo il contagio da vaiolo delle scimmie, ma più in generale da malattie sessualmente trasmissibili.

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