TUTTI I PRIVILEGI DEL METODO ANGLOSSASSONE CHE L’ITALIA NON VEDE.

TUTTI I PRIVILEGI DEL METODO ANGLOSSASSONE CHE L’ITALIA NON VEDE.

La fuga dei cervelli è un vero problema per il nostro paese, un giovane studente Italiano ci racconta le motivazioni e la sua esperienza che lo hanno portato ad abbandonare il bel paese.

A cura di Michele Marino

La storia pedagogica del mondo anglosassone è ben diversa dalla nostra, e a mio avviso il sistema eccelle per quanto riguarda l’integrazione al mondo lavorativo

Ci sono due aspetti che a parer mio bisogna considerare per riuscire ad avvicinarsi ad una risposta completa al perché conviene studiare in Inghilterra. Innanzitutto, l’approccio più pratico che il sistema inglese incoraggia, che si contrappone alla mentalità teorica dell’Italia. In secondo luogo, la visione del mondo e delle possibilità che il sistema inglese riesce a fornire, notevolmente più ampia rispetto a quella italiana. 

Prima di entrare nel dettaglio vorrei aggiungere una premessa che supporti la mia credibilità. Io, da fiero italiano trasferito all’estero, ho sviluppato un sentimento patriottico che si è amplificato quando ho lasciato il mio paese. Capita spesso che questo risulti in un atteggiamento ostile nei confronti degli Inglesi; se a questo aggiungiamo la Brexit, potete solo immaginare il mio disprezzo nei confronti dei britannici. Dico ciò, perché nonostante i miei sentimenti nei loro confronti siano della peggior natura, mi sento comunque costretto ad ammettere che nel campo dell’educazione, gli inglesi sono qualche passo avanti, dal mio punto di vista. Ed ora vi spiegherò il perchè. 

L’approccio più pratico che gli inglesi hanno nei confronti della formazione, può essere un fattore positivo o negativo, soggettivo allo studente. Personalmente, imparare tutto a memoria e ripeterlo in classe non è mai stato il mio forte. Ho sempre preferito approcciare i problemi in modo pratico, come appunto succede in Inghilterra. Un esempio lampante è l’approccio alla Matematica. In Italia è richiesto di imparare le formule a memoria per poi applicarle a problemi relativamente semplici (se si conoscono le formule), perciò la sfida sta nel memorizzare le formule, poi il resto è secondario. In Inghilterra invece, ti danno la possibilità di fare gli esami addirittura con un libretto contenente tutte le formule necessarie, è però richiesto di utilizzarle per risolvere problemi più complessi. La sfida in questo caso, sta nel riuscire ad applicare gli strumenti forniti per risolvere un problema. Questo allena, più che la memoria, il cosiddetto critical thinking, cioè incoraggia il cervello a ragionare.

Lo stesso vale per le materie di natura umanistica. Nei miei tre anni di liceo ho studiato Storia imparando date, eventi, nomi e luoghi in ordine cronologico, senza però nessuno scopo se non di ampliare la mia cultura generale. Senza alcun dubbio gli studenti italiani sono imbattibili a livello culturale proprio grazie a questo sistema di memorizzazione. In Inghilterra lo studio della storia è diverso. Invece di studiarla a partire dal neolitico e procedere cronologicamente fino alle guerre mondiali, gli inglesi analizzano dei particolari eventi storici, in ordine non necessariamente temporale, ed inducono ad usare, ancora una volta, il critical thinking, per rispondere a domande del tipo: perché Hitler è salito al potere? Quali sono i fattori che anno portato alla crescita del partito nazista? Quale tra questi è stato il più influente?… Queste domande stimolano un’analisi critica delle fonti e testimonianze storiche per raggiungere una valutazione dei fatti. La tua risposta può essere in concomitanza con gli storici che studiano questi eventi o no, l’importante è che riesci a spiegare il ragionamento dietro al tuo pensiero. Mi azzarderei anche a dire che questo sistema di analisi propria ed interazione personale con la materia alimentata una passione per lo studio che, ahimè, si vede raramente nel sistema educativo italiano, in cui l’approccio da parte degli studenti è maggiormente passivo

Concludo dicendo che per il momento, se si ha la possibilità, penso sia un’ottima idea studiare all’estero, per l’esperienza, per il sistema e per le possibilità che offre. Dico “per il momento” perché la verità è che spero tanto di arrivare al giorno in cui non sia più necessario andare all’estero per poter avere questi privilegi. Spero che il sistema italiano si aggiusti e si adatti al ventunesimo secolo, così che tutte le menti brillanti che nascono nel nostro paese possano sprigionare il loro potenziale.

Movimento Giovani

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