VALE ANCORA LA PENA FARE L’UNIVERSITÀ?

Fine Settecento e inizio Ottocento furono gli anni decisivi per la nascita dell’università, definita dal filosofo ottocentesco Immanuel Kant come un luogo del “sapere assoluto al di fuori e al di sopra di ogni concretezza” (L. Bellatalla, Studi Kantiani, 1997). In quel periodo, la filosofia kantiana avanza come un vero esempio per la coscienza borghese. Secondo Kant, l’uomo è dotato di un principio d’identità, l’io, che nasce dalla combinazione tra libertà e sapere. Nel settecento, l’io kantiano guida un processo per sottolineare l’importanza degli studi universitari tramite opere come Il conflitto della Facoltà. Tuttavia, spesso non si tiene conto dell’esperienza di Kant come docente universitario e che pertanto alcune sue osservazioni sull’importanza dell’università possano essere influenzate dal suo status. Ad oggi la domanda è: tre secoli più tardi, l’università ha ancora il riconoscimento e l’utilità che Kant vi ci attribuiva?

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