IL LAVORO NOBILITA O ANESTETIZZA? DA MARX ALL’ECONOMIA DI POST PANDEMIA

Tutti i grandi filosofi classici e moderni hanno parlato di una misteriosa 'variabile' nelle loro opere, una variabile che ha sconvolto il mondo intero: il lavoro. Adam Smith, partendo da un uomo e il suo badile, finì per definire la teoria sulla 'Ricchezza delle Nazioni'. Marx vide nel lavoro e nella sua mancanza il motivo dello scontro tra proprietari e proletari. Insomma, la filosofia politica e piena di pensieri che vedono protagonista questa variabile dai contorni economici ma nella sostanza politici e che finisce per essere così pericolosa, se mal considera, da poter dividere il pensiero di un intero Paese.

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IL ‘LAVORO’, UNA VARIABILE CHE INGANNA

Il lavoro è una variabile che può essere considerata maestra perché ha la capacità di influenzare il pensiero economico e politico di intere nazioni e addirittura d’intere strutture nazionali e sovranazionali, ma al tempo stesso, un dilemma al quale è difficile dare una definizione univoca ed universale. In questo articolo si cercherà prima di analizzare la variabile lavoro, partendo dalla sua importanza, dato che viene definita e presentata all’interno degli studi umanistici, come una grandezza essenziale ma al tempo stesso delicata nella sua gestione, visto che per essa non esiste esattamente un manuale che spiega come utilizzarla e come variarla.

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