SUPERWOMAN? PERCHÈ NO?

SUPERWOMAN? PERCHÈ NO?

Autore: Thomas Andreatti

Oggi, 8 marzo, è la giornata internazionale della donna. Una giornata all’insegna della riflessione sulle conquiste politiche, sociali, economiche e sportive delle donne. È triste, però, notare che queste non lottano solo l’8 di marzo, ma tutto l’anno e, soprattutto, da una vita intera. Questo perchè l’amara verità è la seguente: la strada verso l’agognata parità di genere è ancora molto lunga. Ecco alcune mie considerazioni dal mondo sportivo.

Nel 2021 viene pubblicato un articolo di Raul Sanchez Garcia. L’autore si domanda come mai alcune ‘anomalie biologiche’ dei campioni sportivi vengano celebrate ed altre, al contrario, accusate. Garcia mette in evidenza, da un lato la celebrazione delle capacità dell’atleta di sci di fondo Eero Mantyranta (che a causa di una mutazione ereditaria è capace di produrre un maggior numero di globuli rossi permettendogli di accrescere dal 25% al 50% la sua capienza biologica di ossigeno); dall’altro l’esplicita denigrazione della capacità di alcune donne di produrre una maggior quantità di testosterone (in gergo scientifico: DSD = different sexual development). Dunque, ricalcando le parole di Garcia mi sorge spontanea una domanda: Come mai accettiamo (senza discutere) i superman, mentre ci ostiniamo inesorabilmente a mettere in discussione le caratteristiche (naturali) che renderebbero anche una donna una superwoman?’

Essere femmine o essere maschi ha a che fare con ciò che la vita ha scelto per noi, invece, diventare donne e diventare uomini ha a che fare con quello che noi, ogni giorno, scegliamo per le nostre vite, dipingendoci con tutti i colori che ci servono

Matteo Bussola, ‘Il Blu e il Viola’ (Salam Editore)

Passiamo adesso ad altri due spunti giornalistici; ’The Guardian’, nel settembre del 2011, pubblica un articolo che tratta della modificata classificazione del record mondiale della maratoneta Paula Radcliffe (Londra, 2005). Ciò che è successo è molto semplice: il record, poiché ottenuto durante una gara mista, non è stato più classificato come ‘record del mondo’, ma soltanto come ‘migliore del mondo’. Questo poiché, essendo la sua lepre (ndr: chi corre davanti in una maratona) di sesso maschile, avrebbe tratto un significativo vantaggio in termini di performance. La Radcliffe smentì immediatamente la polemica sostenendo di aver corso a fianco della sua lepre per quasi tutta la durata della gara e di aver vinto, dunque, solo grazie alle sue capacità tecniche. Od altrimenti, la ciclista Nicole Hanselmann (durante una gara in Belgio) dopo aver raggiunto il gruppo degli atleti maschi, si è vista bloccare (senza ragioni del tutto chiarite) la competizione. Nonostante avesse accumulato un netto vantaggio si è ritrovata al termine della competizione al 74° posto. Se questi due ‘casi’ possono suscitare sconforto, quello relativo alla tiratrice al piattello Zhang Shan è quasi tragicomico. L’atleta era riuscita a conquistare (per la prima volta nella storia) l’oro olimpico nella sua specialità: il tiro al piattello misto. Tuttavia, dopo i festeggiamenti, la Shan assiste ad uno spettacolo raccapricciante: la Federazione Internazionale di Tiro vieta la possibilità alle donne di gareggiare contro gli uomini. 

Nicole Hanselmann al Giro d’Italia nel 2018

Non mi resta che fare una breve considerazione finale. Credo sia compito di ognuno di noi mettere in gioco le nostre forze per restituire la dignità che spetta alle donne, nello sport e fuori di esso. Bisogna permettere loro di esprimere liberamente il loro potenziale, senza interferenze. È necessario lasciar loro il debito spazio nel grande palcoscenico che è la vita. Anche le donne hanno il diritto di inseguire e realizzare i loro sogni. In breve: una donna, deve avere la possibilità di essere considerata, anche lei, SUPER; poiché è proprio quando si ha coraggio che lo si diventa.

Movimento Giovani

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