SOLO LA PASSIONE PUÒ SCONFIGGERE LA ‘DSA’

SOLO LA PASSIONE PUÒ SCONFIGGERE LA ‘DSA’

A cura di Mark Joannes Agnelli

I disturbi specifici dell’apprendimento sono disturbi del neurosviluppo; si parla di dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia. Si stima che in Italia gli studenti, bambini e ragazzi, con Disturbi Specifici dell’Apprendimento siano tra il 2% e il 5% della popolazione scolastica; nonostante quindi si tratti di un disturbo comune, c’è ancora molta ignoranza a riguardo o scarsa conoscenza del problema, così che tanti studenti con DSA vengono erroneamente designati come svogliati e distratti. In questa intervista ne parliamo con Mark che ha potuto vivere le DSA sulla sua pelle.

Ciao Mark, quando hai scoperto di soffrire di DSA?

Mi chiamo Mark Joannes Agnelli, ho vent’anni e sto per pubblicare il mio primo libro. La mia passione per la scrittura non è nata molti anni fa, si tratta più nello specifico di una realtà a me abbastanza nuova. A chi mi conosce da sempre sembra ancora quasi impossibile che io sia arrivato dove sono oggi, non fraintendetemi, non perché non credessero in me, ma perché conoscevano le mie difficoltà. Ma facciamo un passo indietro, fin da piccolo era evidente che il mio rapporto con la scuola era molto difficile, ero definito una ‘testa calda‘, un po ‘il ribelle di turno‘. Dopo un percorso complesso durato cinque anni, finalmente i docenti hanno proposto alla mia famiglia di verificare se queste mie difficoltà dipendessero da me oppure da qualcos’altro. Dopo lunghi incontri e molteplici test ho scoperto all’età di undici anni di soffrire di dislessia e discalculia leggera. Da quel giorno la mia vita cambiò radicalmente.

A chi mi conosce da sempre sembra ancora quasi impossibile che io sia arrivato dove sono oggi

Quale è stata la tua reazione e il comportamento delle persone che ti circondavano?

Essere dislessici, soprattutto quando si è più piccoli è visto da coloro che sono più immaturi come un tabù, un qualcosa che ci differenzia dagli altri e che dunque ci rende meno interessanti. Oggi rido se penso al mio percorso e a tutti gli episodi che ho vissuto ma, se dovessi tornare indietro, mi rendo ancora conto di quanto quegli ostacoli potevano sembrare letteralmente insormontabili. Poi, crescendo, la differenza fra me e gli altri si è sempre più assottigliata

Perché è importante sensibilizzare i giovani riguardo alle DSA?

Se solo avessi avuto la conoscenza acquisita negli ultimi anni avrei sicuramente detto al Mark piccolo e insicuro di non soffrire per situazioni inutili a cui al tempo davo troppo peso. Oggi sono sempre più presenti casi di DSA nelle scuole fin dalle elementari perché, oggi, non è più un mito ma bensì una realtà scientificamente provata. Insomma, chi soffre di DSA ha potenzialità nascoste che se usate possono portare l’individuo a essere molto più veloce su alcuni ragionamenti rispetto agli altri. Fino a pochi anni fa mi sentivo in difetto rispetto agli altri, meno capace e le difficoltà a livello accademico rendevano le mie giornate un vero e proprio inferno. Poi, iniziando a leggere ciò che mi interessava ho cominciato ad allenare la mente in modo significativo alla lettura veloce e alla comprensione dei testi. Arrivato in quinta liceo era riuscito a costruire il mio metodo di studio, mi sentivo finalmente abbastanza bravo. Il vero cambiamento è avvenuto all’università dove mi sono accorto di essere in grado di comprendere concetti complessi in pochissimo tempo rendendo molto di più di tanti altri miei coetanei.

Fino a pochi anni fa mi sentivo in difetto rispetto agli altri, meno capace e le difficoltà a livello accademico rendevano le mie giornate un vero e proprio inferno

Ora dedichi molto tempo alla scrittura, quale messaggio vuoi dare ai giovani ragazzi affetti da DSA? 

Oggi, all’età di vent’anni dedico buona parte del mio tempo libero, soprattutto la notte, alla scrittura e lettura, si tratta non solo di un esercizio necessario al mio rendimento generale per il mio percorso accademico ma, è soprattutto essenziale per liberare la mente da ciò che non si riesce a comunicare in altro modo. Oggi percepisco la scrittura come mezzo di liberazione interiore e soprattutto come fotografia in grado di ritrarre i momenti più importanti della mia vita senza necessariamente dover utilizzare una macchina fotografica. L’unico consiglio che posso permettermi di dare a chi si trova in una situazione simile è quello di non dare mai peso alle parole di chi cerca di tirarci giù: fate ciò che vi fa stare bene e prima o poi da qualche parte arriverete. 

Movimento Giovani

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