SIAMO GIOVANI D’OGGI

SIAMO GIOVANI D’OGGI

A cura di Marianna Lamanna

In questo articolo si cercherà di affrontare l’argomento della crisi giovanile, cercando di evidenziare la sua causa: la mancanza di lavoro o la cattiva gestione di esso a cui i giovani sono condannati. Infatti, il lavoro verrà visto come l’unica causa di malessere giovanile, portandolo in correlazione con alcuni degli gli eventi negativi della nostra Era, arrivando alla quasi scontata conclusione di un banale paragone di quella che è stata la gioventù dei nostri padri, che se pur con realtà diverse, porta ad aprire un solo ed unico varco di comprensione verso questi giovani ragazzi impauriti e per alcuni versi scoraggiati.

Grafico tasso di disoccupazione europeo
Il tasso di disoccupazione europeo

Uno scrittore conosce molto bene quanto può essere difficile trovare il giusto input per scrivere il suo articolo, perché bisogna cercare di trovare la prima parola che dia evoluzione a tutto il resto, e che il resto sia capace di reggere tutta la logica della tesi che si vuole supportare. Questo esempio riportato può sembrare banale, ma in realtà, per l’argomentazione che sto per supportare non è assolutamente così, anzi forse è un esempio molto calzante. Vi spiego subito:

L’università è davvero utile?

Immaginate che al posto dello scrittore ci sia un giovane ragazzo o ragazza che per la prima volta si affaccia nel mondo del lavoro. Questo essere sarà di certo impaurito e titubante, ma allo stesso tempo cercherà di mostrare una faccia orgogliosa e quasi spavalda, facendo leva sui suoi studi o sulle poche esperienze già avute e magari al primo colloquio di lavoro nonostante la sua capacità di finzione, nel cercare di apparire come un essere con esperienza, crollerà. Forse, quasi tutti possono spiegare quali siano state le prime paure provate all’ingresso del mercato del lavoro. Dove, di colpo, ti accorgi che tutti gli esami dati all’università non ti servono poi tanto nella vita reale o forse ti servono solo per cercare di dare una logica alla vita che stai cercando di costruire e portare avanti. O dove, tutte le esperienze pregresse sono inutili, dato che in questo mercato devi sempre riconciare a ricostruire tutto da capo e quel poco che hai lo devi aggiornare altrimenti non serve e magari comprendi che forse nelle tue prime esperienze sei stato agevolato per la tua giovane età.

Università degli Studi di Milano
L’Università degli Studi di Milano

Di sicuro, tutti i laureati posso descrivere la sensazione provata il giorno della propria laurea: quella sensazione di libertà e dominio del mondo, che porta a farti sentire importante, adulto e pronto ad affrontare qualsiasi avventura. Ma quella sensazione purtroppo è breve, perché già dal giorno dopo arriva la paura dell’ignoto. Già dalla mattina seguente non hai più una meta e te ne devi trovare un’altra, la più difficile da trovare: quella del lavoro. E subito comprendi che la festa è finita e che sei nel mondo degli adulti e che tu sei la new entry a cui nessuno darà retta, neanche il tuo stesso Stato.

Lo stato ci aiuta davvero a trovare lavoro?

E già, perché lo Stato in cui vivi, usa i giovani come un buon argomento di campagna elettorale, ma all’atto pratico preferisce nutrire l’assistenzialismo a gente che non darà mai un ritorno economico e sociale agli aiuti dati. Questo perché? Semplice, l’assistenzialismo crea voti, appoggio, mentre i giovani per loro natura fanno domande e il cervello lo fanno funzionare e che quindi prima di mettere la ‘x‘ sulla scheda elettorale non sono una certezza sicura, non sono manovrabili, se lo sono è solo per un breve attimo, giusto il tempo che si accorgano che li vuoi solo prendere in giro.

Insomma, per la politica di uno Stato i giovani rappresentano il cavallo più forte ma anche il più caparbio, quello a cui non basta una carota per poter camminare o un frustino, anzi con loro, se usi la forza non fai altro che peggiorare la situazione, non vogliono critiche e colpe che non sono le loro (com’è successo con la Fornero).  Loro voglio certezze, fatti reali, vogliono vedere i risultati; tutte cose che la politica difficilmente è capace di offrire ai propri elettori.

Camera dei Deputati
La nostra Camera dei Deputati

Non è più come una volta… purtroppo

Così, lo Stato cerca di curare i giovani con politiche che seguono teorie molto valide, ma allo stesso tempo non si preoccupa di supervisionare se le direttive date siano rispettate a dovere da un datore di lavoro o da un admin. Ed è a questo punto che nasce il perché i giovani sono sempre la parte della popolazione arrabbiata e prepotente. Infatti, ogni epoca ha sempre avuto giovani arrabbiati e che, proprio per il fatto che non erano ascoltati, cercavano di fare di testa loro, e magari di combinare anche danni pur di essere ascoltati. Molti ragazzi come me, cioè figli dei gloriosi anni ’80 e ’90, possono dire di aver visto una foto dei loro padri che per protesta portavano barba e capelli lunghi e che si reggevano come potenziali socialisti e comunisti, mentre i loro genitori li chiamavano “capelloni”.

Infatti, i nostri genitori hanno vissuto la loro gioventù in una realtà diversa dalla nostra, dove anche se con difficoltà e con quel poco che si aveva, si cercava di andare avanti, magari perché il lavoro era più manuale che tecnico e che quindi non c’era bisogno di lauree e master per poter portare a casa uno stipendio base, bastava semplicemente saper usare le braccia, le mani e alzarsi la mattina dal letto e andare a lavorare. Mentre, per i pochi che avevano avuto il lusso di avere un diploma o magari una laurea, i loro titoli erano molto e presto ripagati.

I ‘capelloni’ degli anni ’80

Ad esempio: Mio padre si ritrovò a fare il capo stazione senza aver mai avuto un titolo di studio, un semplice diplomato poteva insegnare e un laureato sarebbe senza nessun problema entrato in Senato anche in giovane età, se avesse voluto. Mentre oggi? Un diplomato è come se non ha nulla nelle sue mani e non ha fatto nulla nella sua vita e un laureato è condannato alla probabile perenne disoccupazione, a meno che non voglia continuare a specializzarsi per chissà quale lavoro e per chissà per quanto altro tempo.

Come possiamo reagire oggi?

Un ragazzo può avere come curriculum anche uno scritto pari alla ‘Divina Commedia’, ma di sicuro ad un colloquio di lavoro qualche titolo gli mancherà. Insomma, i nostri genitori saranno stati condannati al lavoro duro sotto l’aspetto fisico e a pochi diritti, orari di lavoro non ben regolamentati, sicurezza inesistente, ferie non retribuite e maternità solo idealizzata. E noi: i loro figli? Condannati ad un mondo lavorativo ancora più tecnico, e ad una Università solo teorica che ti porta alla corona d’alloro e ti lascia per strada? Alla quasi condanna a non veder mai una pensione e quindi a non aver la speranza un giorno di veder la fine del tunnel? E per le donne, ad un mondo femminista solo in teoria?

Adesso che ci rifletto, forse tra padri e figli non c’è poi così tanta differenza. Ed è forse per questo che un padre, anche se arrabbiandosi verso un figlio, è cosciente il non aver generato un vagabondo, ma di averlo condannato alla sua stessa battaglia… una battaglia che la sua generazione aveva pensato di aver vinto. Anzi, forse tra padri e figli c’è una differenza: i figlio sono stati condannati ad un mondo peggiore. Un mondo fatto di pandemia, inflazione, fini pensionistici ai quali e meglio non pensare e speranza di poter generare una famiglia autosufficiente quasi nulla, dato che, la maternità non è proprio una strada semplice per una donna in carriera. Mentre, i nostri genitori possono poter dire di aver visto i frutti di boom economico e la bellezza della prima Repubblica.

Grafico tasso di inflazione europeo nel 2019
Tasso di inflazione europeo nel 2019

Chi è il ‘cattivo’ allora?

Pensateci bene: se i padri hanno vissuto, per certi versi, le stesse angosce dei propri figli, e se lo Stato è sempre il protagonista colto impreparato e titubante nell’azione… vuol dire che in realtà viviamo all’interno di un vero organismo vivente, capace di ammalarsi delle stesse malattie, di avere sempre le stesse debolezze e di essere bisognoso di cure che possono cambiare aspetto, ma nella pratica essere le stesse. L’economia, la sociologia, la giurisprudenza sono veri e propri organismi viventi che hanno bisogno di evolversi e non essere statici, loro si devono adattare costantemente alla realtà che gli stessi individui gli creano. E così anche il lavoro che è frutto di essi.

In conclusione, nel mio modesto parere, posso affermare che forse non è neanche colpa dello Stato in cui vivo questa situazione, perché stiamo vivendo in un’epoca di incertezza e conflitti dato che stiamo in uno stato di transizione verso un mondo sempre più specialistico e tecnologico, dove tutti gli aspetti posso avere risposte solo dalla componente giovane di una popolazione. Ma l’unica cosa che critico è il fatto che forse lo Stato e le strutture sovranazionali, continuano a basarsi sulla teoria che non basta, perché dopo averla fissata bisogna passare subito all’azione, dato che i mercati non si fermano ad aspettare la prossima mossa che tu ‘Stato’ vuoi fare. Quindi, l’unica certezza e proprio quella di dar fiducia a chi ha la forza di mettere in gioco le proprie competenze e la capacità di mettere in analisi i propri pensieri, magari anche cambiandoli a distanza di minuti… e questo lo può fare solo la gioventù.

Storica prima pagina del Corriere della Sera

I padri devo solo supervisionare l’agire dei propri figli e non condizionare le loro azioni, perché, come abbiamo detto in precedenza, loro già sanno come deve volgere la storia, ma non sanno usare le nuove armi a disposizione per cambiare il sistema. Questo Stato deve ritornare ad essere giovane attraverso i suoi giovani. Deve poter rinascere ogni mattina, insieme a tutti i neonati che nascono nei suoi reparti di ostetricia, deve essere governato dai giovani perché loro sanno come agire secondo i dettami dei loro padri e della storia della loro Repubblica. Loro devo avere lo stesso onore che hanno avuto i loro padri e i loro nonni, ossia poter combattere per difendere la loro patria e magari cambiarla in meglio: attraverso il loro lavoro, le iniziative e loro pensieri.

Movimento Giovani

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