SERVE UNA BUROCRAZIA INNOVATIVA, NON BASTA LA START-UP

SERVE UNA BUROCRAZIA INNOVATIVA, NON BASTA LA START-UP

A cura di Giacomo Ruffini

Il mitico taboo italiano della imprenditoria giovanile sta cercando di compiere un passo in avanti tramite i fondi istituzionali messi in campo dal Next Generation EU e il fondo del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Non sono poche le risorse stanziate dall’Unione Europea per il target giovanile imprenditoriale e innovativo che, nel nostro paese, rischia di non usufruire a fondo della potenza finanziaria di supporto che la Commissione Europea ha elargito per contrastare la crisi pandemica.

Il problema che interessa l’Italia non risulta una spesa finanziaria da coprire tramite i fondi Europei, dunque spetterebbe interamente al giovane imprenditore e risulta alla fonte dell’iter di apertura di una nuova azienda.

Vediamo com’è l’Iter burocratico di una classica S.R.L:

  1. Registrazione dell’atto costitutivo all’Agenzia dell’Entrate.
  2. Attribuzione della partita Iva e codice fiscale dell’impresa dall’Agenzia dell’Entrate con apposita comunicazione.
  3. Attribuzione codice R.E.A, dalla Camera di Commercio o Registro Imprese.
  4. Iscrizione all’interno del Registro Imprese dell’atto costitutivo, codice R.E.A, P.IVA e codice fiscale, insieme a denominazione e ragione.
  5. Comunicazione avvio Attività.

Tutti i punti tranne il primo sono eseguibili telematicamente tramite appositi software che comunicano con l’Agenzia dell’Entrate, Camera di Commercio e Registro Imprese.

E il problema dove sta?

Il problema sta proprio nei primi quattro punti, in quanto vengono tutti svolti dal Notaio che dalla registrazione all’Agenzia dell’Entrate all’Iscrizione nel Registro Imprese avviene tramite atto pubblico, perché secondo la normativa Italiana, l’atto costitutivo al momento dell’Iscrizione al Registro Imprese, deve essere integro dei controlli formali e sostanziali che garantiscono la congruità legislativa dell’atto.

Come fu risolto nel 2015

Con l’art. 4 del D.L. 3/2015 (conv. in L. 33/2015) è stato previsto, al co. 10-bis che “al solo fine di favorire l’avvio di attività imprenditoriale e con l’obiettivo di garantire una più uniforme applicazione delle disposizioni in materia di start-up innovative e di incubatori certificati, l’atto costitutivo e le successive modificazioni di start-up innovative sono redatti per atto pubblico ovvero per atto sottoscritto con le modalità previste dall’articolo 24 del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.”  Inoltre Decreto continuava dicendo che L’atto costitutivo e le successive modificazioni sono redatti secondo un modello uniforme  adottato  con decreto del Ministro dello sviluppo economico  e  sono  trasmessi  al competente ufficio del registro delle imprese di cui  all’articolo  8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e successive modificazioni”.

Da come si legge all’interno del D.L. 33/2015 era possibile aprire una Start-Up Innovativa tramite le modalità previste dall’articolo 24 del codice dell’amministrazione digitale, dunque, in semplici parole, bastava l’apposizione della firma digitale degli amministratori per poter iscrivere l’atto costitutivo all’interno del registro imprese e avvitare l’attività, iter che trovò appoggio anche dal Ministero dello Sviluppo Economico tramite la leggere regolamentare ministeriale che enunciava che ogni controllo fosse attribuito al registro imprese, dunque sia la forma che la sostanza dell’atto spettava a tale ente, quindi l’atto pubblico, non obbligatoriamente, poteva essere sostituito dalla procedura del D.L.

Ma cosa successe poi?

Non passò molto tempo che il Consiglio Nazionale del Notariato inizio a muovere le prime critiche e innalzare polemiche nei confronti del D.L. e della regolamentazione imposta dal Ministero dello Sviluppo Economico. La critica andò avanti finché non si arrivò davanti al TAR Lazio, il quale bocciò il ricorso nel 2017. Ma in seguito fu ribaltato dal Consiglio di Stato con la sentenza 29/03/2021 n. 2643, secondo cui la legge regolamentare del Ministero andava ad abrogare la procedura ordinaria di costituzione con atto pubblico. Inoltre, accolse la censura relativa all’insufficiente competenza degli Uffici del Registro Imprese in termini di controlli “sostanziali” e quindi limitati solo alla forma dell’atto.

In conclusione

La possibilità di aprire nuove Start Up innovative è ferma, come si vede nella sezione “Crea una start-up innovativa” del sito del Registro Imprese.

Serve una legge che metta in ordine i punti della sentenza del Consiglio di Stato, la norma regolamentare del Ministero e i compiti del Registro Imprese. Perché nel caso non si risolvesse questo problema l’Italia rimarrà indietro anche sull’aspetto innovativo, sostenibile ed economico rispetto al resto dell’Europa che si prepara a raggiungere gli obbiettivi dell’agenda 2030.

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