PUTIN CI LASCERÀ SENZA GAS?

PUTIN CI LASCERÀ SENZA GAS?

A cura di Alexander Cerato

Sono quasi dieci giorni che con il fiato sospeso (e sul collo) ci chiediamo: ‘Putin può lasciarci al freddo staccando la spina del gas?’. Il quesito è ormai proposto a livello mondiale a seguito dello scoppiato conflitto fra Russia e Ucraina.

Facciamo chiarezza: nel 2020 il fabbisogno di gas naturale in Italia è stato di circa 70 milioni di metri cubi, solo il 6% di questo è stato estratto in Italia. Il resto è stato importato in gran parte da Mosca. Putin, infatti, fornisce all’Italia il 43% della fornitura complessiva. Il dato, nella situazione attuale, è preoccupante per due motivi: prima cosa, se non riusciamo a trovare un valido sostituto nelle importazioni potremmo vedere il suo prezzo impennarsi addirittura al 50% e, nel peggiore dei casi, restare nientemeno che senza (ossia al frecc, come si dice a Milano). Il quadro peggiora ulteriormente considerando che, con tutta probabilità, è la stessa Gazprom (prima società produttrice di gas in Russia, di monopolio pubblico) a razionare le forniture causando l’innalzamento dei prezzi. Vladminir Milov (viceministro dell’Energia durante il primo mandato Putin) sostiene infatti che “Ci sono prove crescenti che Gazprom è stata coinvolta nel prevenire la consegna di volumi significativi di gas al mercato europeo”.A Roma si è tenuta negli scorsi giorni una riunione del Comitato di emergenza gas. La situazione è di ‘pre-allarme’, ciò significa: monitoraggio costante senza presa di misure straordinarie. Tuttavia, anche nell’ipotesi peggiore in cui tutte le forniture verso l’Italia si bloccassero improvvisamente, il Paese avrebbe una completa autosufficienza di 6 settimane di importazione del gas.

“Ci sono prove crescenti che Gazprom è stata coinvolta nel prevenire la consegna di volumi significativi di gas al mercato europeo”

Vladimir Milov, viceministro all’Energia nel primo governo Putin

Resta da capire una sola cosa: cosa accadrà al prezzo del gas? Resteremo senza? Come disse Gino Strada: ‘In una guerra c’è una sola costante: più del 90% delle vittime sono civili’. Portare il discorso negli ambienti dell’alta finanza è necessario, e già sta accadendo con crescente preoccupazione; ma a patire le grandi crisi sono il tabacchino sotto casa nostra, il ristorante in cui si va a cena nel fine settimana e tutte quelle piccole attività che faticano a ritagliarsi un margine a fine mese. L’Unione Europea ha già dato segnali forti tramite pacchetti di sanzioni; a Saint-Moritz, per esempio, si segnalano carte di credito di cittadini russi bloccate, i quali si trovano (imbarazzati e increduli) a corto di contante. Yachts da mezzo miliardo di euro sono sequestrati in acque europee e l’inflazione del rublo dilaga. Sembra davvero di tornare indietro nel tempo, chi dice nel ’39 chi nel ’73, quando la crisi energetica portò in Italia la stagflazione (inflazione e stagnazione economica).

“In una guerra c’è una sola costante: più del 90% delle vittime sono civili”

Gino Strada (1948 – 2021)

È quindi possibile fare una sola considerazione a livello tecnico, facendo un parallelismo con il 1973. Quasi cinquant’anni fa, al culmine del terrorismo arabo-palestinese, l’Europa si è ritrovata a dover affrontare un’impennata colossale del prezzo del petrolio e della sua conseguente indisponibilità. La risposta è stata netta: si sono prese in considerazione realtà differenti come l’energia rinnovabile. La Norvegia, altrimenti, ha finanziato (con successo) la ricerca di altri giacimenti di greggio al largo delle coste nel Mar Baltico passando da importatore ad uno dei maggiori esportatori al mondo. Nonostante, dunque, l’atrocità della guerra, l’attuale difficoltà andrebbe trasformata in un’occasione per cambiare e scegliere delle soluzioni che favoriscano una maggiore indipendenza economica UE e una crescente transizione ecologica.

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