ECCO MATTEO HALLISSEY, CLASSE 2003 E GIÀ ATTIVISTA COLLAUDATO

ECCO MATTEO HALLISSEY, CLASSE 2003 E GIÀ ATTIVISTA COLLAUDATO

A cura di Domenico Bolognese per Matteo Hallissey

Matteo Hallissey, classe 2003, sono anni ormai che si impegna politicamente; partendo dal proprio partito di appartenenza arriva fino all’associazionismo toccando molti temi che vanno dalle battaglie sui diritti civili sino all’ambito economico o, ancora, all’istruzione in Italia. Dalla redazione de “Il Giovane” ecco un’intervista che lo vede protagonista!

Si tratta del nostro futuro: solo impegnandoci potremo anche solo tentare di ottenere più diritti civili e libertà economiche per il nostro domani, combattendo la gerontocrazia e il clientelismo imperanti in questo Paese.

Matteo Hallissey

Ciao Matteo, parlaci di te!

Ciao a tutti e grazie dell’opportunità! Mi chiamo Matteo Hallissey, ho 19 anni, e sono il segretario dell’Associazione Tematica Piero Capone (federata a Radicali Italiani) dove tanti giovani attivisti si occupano del legame tra diritti civili e libertà economiche. Sono inoltre nella direzione nazionale di Radicali Italiani e nel direttivo dell’associazione “Liberi, Oltre le Illusioni“, dove curo attività inerenti al mondo dell’istruzione. Partecipo, inoltre, alle attività di +Europa e della Gioventù Federalista Europea e, ogni tanto, mi diverto cimentandomi in articoli, video e live online

Sei davvero giovane! Cosa ti ha spinto a entrare nel mondo dell’attivismo?

Sono sempre stato appassionato di attualità e, con il tempo, ho iniziato a seguire moltissime discussioni online e dal vivo. Oggi mi colloco negli ideali liberali ed europeisti e in un’utilizzo rigoroso del metodo scientifico. Ovviamente tutto ciò è stato frutto di un percorso di studio intenso e sempre in evoluzione. Ho iniziato ad intensificare l’attivismo in prima persona tramite le raccolte firma per i referendum eutanasia e cannabis. Furono, in particolare, i discorsi di Marco Cappato e Riccardo Magi durante degli eventi nel bolognese a sostegno dei referendum a convincermi. Ho, poi, percepito l’urgenza di certe libertà e tanti diritti che oggi vengono negati. Fondamentale il coordinatore di +Europa e Radicali Bologna, Arcangelo Macedonio, che mi accompagna costantemente in questo percorso. Tramite l’attività politica e quella di informazione ho conosciuto così decine di ragazzi con il desiderio di mettersi in gioco e cambiare in meglio questo Paese, che è poi lo stesso desiderio che ritrovo in Movimento Giovani!

marco cappato
Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni

Hai anche partecipato allo sciopero della fame fino al giorno del referendum, perché?

Lo sciopero della fame è una strategia di dissenso che mette sé stessi e il proprio corpo al servizio di un’idea. Insieme ad Arcangelo Macedonio e Pietro Borsari, rispettivamente membro del Direttivo e Tesoriere dell’associazione Capone, abbiamo deciso di aderire a questo sciopero per protestare contro la scelta del sistema mediatico, e della Rai in particolare, di ignorare l’appuntamento referendario del 12 giugno, lasciando molti cittadini sprovvisti delle informazioni necessarie per un voto consapevole. La Rai non ha raggiunto nemmeno il numero minimo di minuti di trasmissione sui referendum previsti per legge. Grazie alla nostra iniziativa, e a quella di molti altri, la Rai ha poi deciso, seppur tardivamente, di occuparsi dei quesiti referendari, sia a livello nazionale che qui in Emilia Romagna. Non è la prima volta che il mondo dell’informazione fa passare sotto traccia quesiti referendari su cui la popolazione sarà chiamata ad esprimersi. È un leitmotiv pericolosissimo nella storia del nostro Paese. Lo sciopero della fame non ha comunque impedito il prevedibile esito dei referendum, che non hanno raggiunto il quorum, ma ha messo in luce una questione fondamentale: come possiamo mantenere viva la nostra democrazia quando lasciamo morire nell’ombra e nell’ignavia le (poche) occasioni che hanno i cittadini per esprimersi attivamente?

“La Rai non ha raggiunto nemmeno il numero minimo di minuti di trasmissione sui referendum previsti per legge”

referendum giustizia 12 giugno 2022
Le schede del referendum sulla giustizia, 2022

Ha fatto discutere la maglia indossata da un ragazzo il giorno della maturità, Francesco Intraguglielmo, con la scritta “la scuola italiana fa schifo”

Non solo concordo con Francesco, ma collaboro con molto piacere e sono nel Direttivo del movimento di cui è Presidente, Rivoluzioniamo la Scuola (RLS), concordando con quasi tutte le attività e i punti del manifesto. Personalmente apprezzo ciò che ha fatto Francesco, che con la sua maglietta ha reso virali delle problematiche reali, legate all’impatto della pandemia e della DAD sul mondo scolastico (quindi sulla salute psicologica e sull’apprendimento di milioni di ragazzi). Naturalmente i problemi della scuola italiana sono strutturali e riguardano, ad esempio, i cicli scolastici costituiti in maniera tale che lo studente debba scegliere molto presto un percorso di scuole superiori rigido, senza una maggiore flessibilità come accade, ad esempio, in Finlandia. Per non parlare della mancata formazione e valutazione dei docenti, nonché l’assenza di aumenti di stipendio per i più meritevoli all’interno di un percorso di possibile carriera per gli insegnanti. La scuola italiana oggi “fa schifo” e i numeri di dispersione scolastica e NEET lo certificano, così come i dati INVALSI. Quantità e qualità della spesa nel settore risultano insufficienti. Servono riforme profonde e con l’Associazione Liberi Oltre sto lavorando insieme a Valentina Chindamo per la costituzione del gruppo di esperti che lavorerà alla creazione di un “Manifesto sulla Scuola” a 360 gradi.

Matteo Hallissey, la scuola italiana fa schifo

Quali sono le possibili soluzioni dell’emergenza climatica?

È necessario portare all’attenzione di tutti le problematiche legate al ciclo idrico così come al climate change. Abbiamo un grande problema di dispersione idrica, con il 42% di acqua che viene persa nelle tubature (secondo i dati ISTAT, 2021) rispetto alla media UE del 25%. Bisogna spingere per un ambientalismo scientifico che promuova anche l’utilizzo di depuratori d’acqua e di un sistema di reti idriche con gestione mista, non soltanto pubblica. Non coinvolgere soggetti privati è assurdo e insostenibile.

tevere prosciugato
Le drammatiche immagini del fiume Tevere prosciugato

Per quanto concerne il mix energetico, invece, con l’Associazione tematica Piero Capone promuoviamo l’utilizzo del nucleare come carico di base e delle rinnovabili per i picchi di energia. Apparteniamo al network “Italia per il Nucleare” e con il nostro tavolo dedicato, coordinato da Alessio Bertonelli e Nicolò Mone, abbiamo anche fatto approvare una mozione durante l’ultimo congresso di Radicali Italiani per discutere di energia nucleare all’interno del movimento. Servirebbe comprendere che è impossibile raggiungere il 100% rinnovabili e cominciare a investire nel capitale di reattori in costruzione in altri Paesi, per garantirsi intanto un prezzo conveniente per la sempre maggiore importazione di energia nucleare che ci occorrerà. Riflettiamo poi sui reattori modulari (SMR), che potrebbero essere un ottimo punto di partenza, più socialmente accettabile da parte di chi è ancora scettico.

Movimento Giovani

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