L’FBI CONTRO DONALD TRUMP, UN ECCESSO DI POTERE?

L’FBI CONTRO DONALD TRUMP, UN ECCESSO DI POTERE?

A cura di Alexander Cerato

È lunedì 8 agosto quando l’FBI fa irruzione nella residenza dell’ex presidente americano Donald Trump a Mar-a-Lago, Florida. Il Federal Bureau andava a colpo sicuro trovando 15 scatoloni contenenti 184 documenti, di cui 25 classificati ‘top secret’. Il mandato, firmato dal procuratore generale, è stato emesso sulla base di una possibile violazione dell”Espionage Act’ (una legge risalente alla Prima guerra mondiale che punisce il possesso non autorizzato o la pubblicazione di informazioni legate alla sicurezza nazionale). Bisogna tuttavia fare una riflessione, nonostante la gravità del ritrovamento e la flagranza dei fatti: il mandato di perquisizione emesso dal procuratore è proporzionato alle prove che vi danno fondamento?

Mar-a-Lago
La residenza di Mar-a-Lago

Eccesso di potere?

Sappiamo che negli Stati Uniti un mandato di perquisizione può essere emesso soltanto laddove vi siano evidenti e concrete prove. Questa regola fondamentale è stata rispettata (a maggior ragione) verso un ex-presidente? Proprio su questo punto vi sono seri dubbi che devono essere indagati, a prescindere dalla colpevolezza finale di mister Trump. In un paese civile, governato dallo stato di diritto, come del resto in Italia, per poter violare la sfera personale o gli spazi ‘privati’ di un cittadino è necessario che vi siano dei presupposti concreti e solidi (individuati dalla legge) che consentano all’autorità pubblica di procedere ad una perquisizione o ad un’arresto. Saremo tutti d’accordo, dunque, che qualora non fosse così (per esempio, il caso in cui un agente di polizia arresti un sospettato soltanto perché nelle sue tasche è stato ritrovato un coltellino svizzero) ci troveremmo di fronte a una gravissima violazione dei principi su cui sono state fondate le nostre democrazie?

Una sola dichiarazione giurata per una perquisizione presidenziale

Si dà il caso infatti che il mandato di perquisizione per la residenza di Mar-a-Lago di Donald Trump sia stato sostenuto soltanto da una dichiarazione giurata (in gergo: un affidavit) di un’agente dell’FBI, cioè un documento contenente la mera dichiarazione di un’individuo davanti a un giudice (certo, c’è da dire che, negli Stati Uniti, in caso di falsa testimonianza, si rischiano molti anni di carcere). Mi domando, quindi, se una (e una sola) dichiarazione giurata può reggere (in ossequio al principio di proporzionalità a cui certe ordinanze devono sottostare) una perquisizione nella casa di un ex-presidente; cioè una situazione in cui si dovrebbero avere tutti gli elementi in mano e prove schiaccianti per poter procedere in maniera dignitosa e cauta, soprattutto per le possibili reazioni dell’opinione pubblica. La risposta è retoricamente negativa.

Affidavit Donald Trump
L’affidavit che incriminerebbe Trump

L’uso politico della giustizia

Nonostante il presidente Biden abbia deciso di non esprimersi nel merito, si avverte nell’aria una possibile strumentalizzazione dell’organo giudiziario da parte dei democrats per mettere alle corde il leader del partito repubblicano (sarà forse una coincidenza che tutto ciò sia avvenuto proprio nel periodo in cui Trump ha rafforzato la sua volontà nel volersi candidare alle prossime presidenziali?).

È proprio un utilizzo politico della giustizia che logora dalle fondamenta la civiltà che vorremmo costruire per il futuro.

Nonostante i deprecabili fatti di Capitol Hill e la presunta sottrazione illecita di questi documenti di rilevanza nazionale (si teme che possano contenere segreti nucleari del governo degli Stati Uniti) bisogna spezzare una lancia in favore di Donald Trump per questa delicata vicenda. Poiché, anche se un individuo è colto in flagranza nel commettere un atto illecito, a prescindere dalle circostanze più o meno manifeste, egli ha comunque diritto a un corretto rispetto delle norme che regolano le procedure della giustizia. È un principio basilare e, a quanto pare, non scontato; dal momento che è proprio un utilizzo politico della giustizia che logora dalle fondamenta la civiltà che vorremmo costruire per il futuro.

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