LA NOSTRA STORIA SUI DIRITTI LGBTQIA+

LA NOSTRA STORIA SUI DIRITTI LGBTQIA+

A cura di Gloria Alite

In questa prima parte si andrà ad analizzare la storia dei diritti civili della comunità LGBQTIA+ fino ai giorni nostri, per poi proporre uno studio comparativo tra il nostro paese e il resto del mondo. L’approccio storico-geopolitico permetterà di definire la posizione italiana con altri paesi occidentali e orientali.

Cosa si intende per diritti LGBTQAI+?

Per diritti LGBTQAI+ si intendono una serie di diritti civili e umani che iniziano ad essere riconosciuti, nella maggior parte dei casi, a partire dagli anni ‘60 del XX° secolo. Nonostante la miccia del dibattito riguardo ai diritti civili sia stata accesa più di cinquant’anni fa, la tematica resta ancora oggi oggetto di numerosi dibattiti politici e contestazioni. Facciamo perciò chiarezza sul contesto italiano confrontandolo con quello del resto del mondo. 

Manifestazione per i diritti civili, anni '70
Una manifestazione per i diritti civili nei primi anni ’70

Il percorso italiano

Il primo passo verso i diritti civili in Italia si vede nel 1889, con il codice Zanardelli. Questo codice non andava a legalizzare le relazioni omosessuali ma abolì la pena capitale. Con l’avvento del fascismo però, molte disposizioni del codice vennero disattese, fino a arrivare nel 1930, dove fu sostituito dal codice Rocco. Nel codice Rocco Inizialmente era prevista una norma di criminalizzazione dei rapporti omosessuali (art.528), si decise successivamente che questi rapporti non erano tanto diffusi da meritare sanzioni.  Arriviamo al 1982 dove con la L.164/1982 si introduce la possibilità di cambiare il sesso e il nome enunciati all’atto di nascita. Essendo però una procedura giudiziale, spetta al giudice di valutare la possibilità di una pronuncia favorevole alla richiesta.  

In tutto questo il resto del mondo si stava muovendo a facendo passi in avanti; infatti, l’Assemblea  Generale delle Nazioni Unite nel 1948 introdusse il riconoscimento dei diritti enunciati dalla carta  a tutti gli individui, “senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di  religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di  nascita o di altra condizione”. Due anni dopo questi principi vennero recepiti anche dalla Convenzione Europea, CEDU.  

legge 164/1982
La legge 164/1982

L’Italia invece ci mise più tempo per assorbire tutto ciò, infatti vediamo l’art.3 nella sua forma attuale solo nel 2003. Con questo articolo, che costituisce i principi fondamentali della nostra Costituzione, vengono vietate le discriminazioni in ambito lavorativo basate sull’orientamento sessuale. Anni dopo, nel 2015, la Cassazione dichiara l’illegittimità dei divorzi imposti nel caso di matrimonio tra una donna e l’ex marito transessuale. 

Nello stesso anno la sentenza n.15138 stabilisce che non è necessario un intervento chirugico dei genitali per modificare l’attribuzione di sesso nei documenti per le persone trans. Con queste leggi sembra che la situazione italiana si stia evolvendo quando manca ancora tanto per arrivare a riconoscere molti diritti. Infatti, sempre nel 2015 veniamo condannati dalla Corte di Strasburgo per non aver adottato una legislazione diretta al riconoscimento e alla protezione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Per questo motivo nell’anno successivo con la legge Cirinnà si introdusse un regolamento che regola le unioni civili e le convivenze di fatto. 

Ed oggi?

Arriviamo ad oggi e alla Legge Zan, una legge contro l’omolesbobitransfobia. Si tratta di un aggiornamento dell’articolo 604 bis del codice penale, che si occupa di punire la “propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa”. Al momento questa legge è ferma, e chi chiediamo quanto tempo ancora si verrà per approvarla, oppure se dobbiamo essere ripresi da organismi esterni come nel 2015, per recepirla e capirne la sua importanza.

“Omolesbobitransfobia“: avversione ossessiva per gli omosessuali, le lesbiche, i bisessuali, i transessuali e l’omosessualità maschile e femminile, la bisessualità e la transessualità.

DDL ZAN

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