LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE HA UN LIMITE?

LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE HA UN LIMITE?

A cura di Letizia Leone

John Stuart Mill, nel 1859, pubblicò il Saggio sulla Libertà. Mill vuole dimostrare che la libertà d’espressione può giovare e arricchire la società, ma fino a che punto ci si può spingere? È davvero tutto lecito, o bisogna porre dei limiti? Nel suo saggio On Liberty, John Stuart Mill difende la libertà d’espressione dell’individuo come un valore inalienabile, e ponendosi il problema del raggiungimento di un equilibrio tra la libertà di espressione individuale e la società. Questo perché poter dire la propria opinione non può far altro che portare a nuovi spunti di riflessione e a dibattiti costruttivi.

Mill: un moderno nel passato

Una visione abbastanza avanguardistica se si pensa che quest’opera fu scritta nel XIX secolo, contrapponendosi a secoli di storia in cui la censura ne è stata padrona, negando anche scoperte che avrebbero dato un contributo enorme all’umanità. Si pensi a Galileo Galilei, celebre fisico e filosofo che avvalorò la teoria eliocentrica. È interessante notare come Mill sia d’accordo anche con la diffusione del falso, poiché un’affermazione, per dimostrare appieno di essere vera, si deve confrontare con la sua controparte. Il confronto è quindi essenziale affinché la verità divenga più evidente e il suo ruolo è importante per far sì che essa acquisisca il suo pieno significato. Purtroppo mi trovo a dover essere in parziale disaccordo con quanto affermato.

Abbiamo appena vissuto una pandemia e, insieme ad essa, una disinformazione dilagante da parte delle testate giornalistiche e di molti professionisti del settore. Con questo non intendo condannare la diffusione di opinioni discordanti in tutto e per tutto, ma in una situazione in cui la popolazione è particolarmente suggestionabile è opportuno essere cauti e verificare l’autenticità dell’informazione che si vuole diffondere, oltre ad adottare una strategia di comunicazione chiara ed efficace onde evitare fraintendimenti. D’altro canto, la popolazione deve essere adeguatamente formata ad indagare e a ricercare la veridicità delle informazioni da fonti affidabili.

Libertà di Espressione

Il nostro mondo e la libertà di espressione

Nonostante sembri che Mill non imponga limiti alla possibilità di esprimersi, nel quarto capitolo della sua opera riflette sul fatto che sì, è un diritto dell’individuo potersi esprimere liberamente, ma è anche vero che questa libertà finisce nel momento in cui si ferisce l’altro. Ciò vale, a mio avviso, nel caso in cui si tende ad insultare l’altro e non quando si espongono argomenti oggettivi ma che possono soggettivamente ledere la sensibilità di chi ascolta o legge. Quindi vanno escluse tutte quelle argomentazioni dettate dal pregiudizio e non valide empiricamente. Questo tema è di estrema attualità, poiché con l’ascesa dei social media ci si è trovati di fronte al problema di come regolamentare la libertà di espressione. I social hanno garantito (o almeno così è stato interpretato da molti) la libertà di potersi esprimere senza filtri e senza alcun tipo di freno, come se le persone viste attraverso lo schermo non esistessero o fossero talmente lontane da sembrare quasi irraggiungibili. La possibilità di potersi esprimere anche in totale anonimato ha abbattuto il senso del pudore, sfociando in episodi di bullismo, giustificando l’offesa con la libertà di opinione e di espressione.

Nonostante sembri che Mill non imponga limiti alla possibilità di esprimersi, nel quarto capitolo della sua opera riflette sul fatto che sì, è un diritto dell’individuo potersi esprimere liberamente, ma è anche vero che questa libertà finisce nel momento in cui si ferisce l’altro

Libertà di espressione

Proprio per questo i gestori dei social hanno determinato degli standard con i quali distinguere i contenuti più o meno ammissibili, come per esempio quelli che incitano all’odio e alla violenza, possibili truffe o contenuti particolarmente espliciti. Regolamentazione necessaria affinché venga tutelata l’enorme fetta di popolazione che fa uso di queste piattaforme, provenienti da contesti e culture molto diverse tra loro. Tuttavia, per coloro che lavorano nel mondo della comunicazione e della pubblicità, tutto ciò può portare a degli inconvenienti dettati da una censura non contestualizzata. Una possibile soluzione, mi rendo conto che sia anche di difficile attuazione, potrebbe essere quella di non far gestire il tutto in maniera meccanica da un algoritmo, ma da personale qualificato.

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