CULTURA IMPRENDITORIALE: C’E’ ANCORA MOLTO DA FARE (IN ITALIA)

CULTURA IMPRENDITORIALE: C’E’ ANCORA MOLTO DA FARE (IN ITALIA)

A cura di Giacomo Bozzola

Chi, come il sottoscritto, ha la possibilità di frequentare l’università all’estero si sarà reso conto di quali siano le principali differenze che si possono riscontrare con le università italiane, ma il discorso può essere allargato anche alle scuole superiori.

In Italia ci sono indubbiamente alcune tra le istituzioni accademiche migliori al mondo, ma certe volte sembra che il loro approccio all’insegnamento e alla valorizzazione degli studenti sia fermo a cinquant’anni fa. Personalmente vedo le università non solo come luogo di apprendimento e di studio, ma anche come laboratorio per sviluppare le idee che gli studenti hanno, dando loro la possibilità di confrontarsi con i professori e di mettere il più possibile in pratica ciò che hanno imparato a lezione.

Cultura imprenditoriale in Italia: ‘missing

Un esempio lampante è la promozione della cosiddetta cultura imprenditoriale, intesa in primis come possibilità per gli studenti di implementare a livello economico le proprie idee innovative, ma anche come vero e proprio modo di affrontare le difficoltà che la vita ci porta a incontrare, vivendola con grande coraggio e senza arrendersi davanti ai fallimenti. Secoli di storia economica hanno dimostrato che il principale driver dell’innovazione e del benessere sociale sono proprio le imprese (che investendo ed entrando in concorrenza tra loro permettono l’avanzamento del progresso tecnologico e di conseguenza un miglioramento del welfare).

Presenza dello Stato: ‘too much

Per permettere alle aziende di innovare in maniera sana e dinamica è necessario che lo stato non complichi troppo la vita agli imprenditori, come invece avviene in Italia, dove burocrazia e fiscalità soffocano le imprese che sono quindi costrette a de-localizzare (con un grave impatto sul mercato del lavoro). Da questo punto di vista è evidente quanto il grado di innovazione e di benessere sociale sia direttamente proporzionale al livello di libertà economica di un paese: esempi classici sono la Svizzera, gli Stati Uniti e Israele, ossia i paesi più innovativi al mondo e che presentano bassi livelli di burocrazia e numerose agevolazioni per chi vuole creare una start-up o investire in aziende tecnologiche.

“Uno stato che non incentiva l’imprenditoria dovrebbe perlomeno provvedere da sé alle attività che svolgono i privati, ma non abbiamo fortunatamente un’economia pianificata. Le istituzioni devono fare una precisa scelta di campo: sostenere e incentivare in qualsiasi modo la cultura imprenditoriale e l’impresa privata”

La soluzione è servita!

Cosa fare per cambiare? Come spesso accade bisogna partire dall’istruzione. Tornando al discorso iniziale, ricordo che l’Italia è agli ultimi posti in Europa per insegnamento di materie STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics), per non parlare del tasso di alfabetizzazione finanziaria che è tra i più bassi a livello europeo. È necessario implementare l’insegnamento di materie scientifiche e investire maggiormente nelle università, con la creazione di scuole universitarie professionali sul modello delle Höchschule tedesche e svizzere. Senza una formazione che educhi gli studenti già dalla scuola primaria a credere nelle proprie idee e a svilupparle con un approccio imprenditoriale sarà pressoché impossibile cambiare la situazione attuale. Serve affrontare le cose in modo più pratico e senza temere il confronto, sfruttandolo come occasione per migliorarsi in modo competitivo.

Servono inoltre incentivi veri e non soluzioni assistenziali per permettere ai giovani, a prescindere dalla loro area di interesse, di essere più motivati a diventare imprenditori. Non ci sono svantaggi in tutto questo, tutti ne beneficerebbero: gli studenti, i lavoratori, lo stato e la società intera per via degli effetti positivi sul benessere sociale e sull’economia. Dove c’è impresa c’è lavoro, ricchezza, tecnologia. Uno stato che non incentiva l’imprenditoria dovrebbe perlomeno provvedere da sé alle attività che svolgono i privati, ma non abbiamo fortunatamente un’economia pianificata. Le istituzioni devono fare una precisa scelta di campo: sostenere e incentivare in qualsiasi modo la cultura imprenditoriale e l’impresa privata.

Movimento Giovani

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