ITALIA – CINA, UN PONTE DI PASSAGGIO PER L’EUROPA

ITALIA – CINA, UN PONTE DI PASSAGGIO PER L’EUROPA

A cura di Nina Mazza

L’episodio forse più rappresentativo dei recenti rapporti Italia-Cina è di certo quando, nel 2018, Luigi di Maio, all’epoca ministro dello sviluppo economico, apostrofò il presidente Cinese chiamandolo “Presidente Ping”. Accadde più di una volta. Unico problema? In quanto cinese, nel nome “Xi Jin Ping” il cognome viene per primo, mentre il nome per secondo. Insomma, come se il Presidente Xi avesse chiamato Di Maio Gigetto.

Luigi Di Maio, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale dal 2019

Queste gaffe, tuttavia, non impedirono che l’Italia divenisse il primo paese nel G7 a sottoscrivere un memorandum d’intesa con Pechino per la realizzazione della “Belt and Road Initiative”, firmato dallo stesso Di Maio nel marzo del 2019. La Belt and Road è la pietra angolare della politica estera del Presidente Xi, un enorme investimento in infrastrutture nello sviluppo di due tratte, una marittima e una terrestre, per migliorare la connettività fra l’Asia, Europa ed Africa. A causa della pandemia e di un notevole deterioramento delle relazioni fra la Cina e l’Occidente, tuttavia, la partecipazione Europea nel progetto si è notevolmente affievolita, specialmente in Italia. Il cambio di coalizioni di governo ha certamente sortito un effetto sulle relazioni Italia-Cina; il contesto in cui era stato firmato il memorandum per la Belt and Road era di carattere euroscettico, intenzionato a portare l’Italia al di fuori del contesto di alleanze europee, formandone una indipendente con la Cina. Durante il Conte bis, e soprattutto ora con Draghi, l’attitudine verso la Cina è mutata nuovamente. Huawei, il gigante di telecomunicazioni Cinesi, è stato escluso dallo sviluppo di una rete 5G sul territorio Italiano, ed altri progetti, come una collaborazione fra le Agenzie spaziali Cinesi ed Italiane, sono stati cancellati; in linea con la traiettoria generale Europea di limitare la penetrazione cinese nel mercato Europeo.

Xi Jinping, presidente della Repubblica Popolare Cinese dal 2013

Una penetrazione rivelatasi estesa a seguito delle crisi alle supply chain causate dalla pandemia. Infatti, l’Europa dipende dalla produzione cinesi per prodotti farmaceutici, elettronici e chimici, pari a 103 diverse categorie di prodotti. Un esempio di prodotto rivelatosi chiave il quale l’Europa importa per la maggior parte dalla Cina sono sicuramente le mascherine. La Cina, nel 2020, ha superato gli Stati Uniti diventando il primo importatore di prodotti europei (dati EUROSTAT). Sebbene non sia da sovrastimare, il grado di dipendenza dalla Cina è una tematica che preoccupa i vertici Europei, particolarmente a causa delle divergenze politiche tra le due entità (la Cina ha imposto sanzioni alla Lituania per aver permesso a Taiwan di aprire un ufficio diplomatico a Vilnius) e la dimensione della maggiore competizione economica della Cina la quale registra tassi di crescita estremamente alti rispetto ad altri paesi.

In Italia, i rapporti con la Cina sono estremamente condizionati dalla maggioranza di governo e soggetti a cambiamenti a seconda della situazione politica, la quale può non essere incline a seguire la linea generale Europea. Tuttavia, rimane importante favorire la relazione con la Cina, essendo un paese estremamente importante sul piano internazionale.

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