Il marketing territoriale che l’Italia snobba.

Il marketing territoriale che l’Italia snobba.

I motivi per cui il Bel Paese risulta essere inospitale per le aziende.

A cura di Paola Ceccarel

Uno degli aspetti fondamentali dell’esistenza dell’essere umano è la buona qualità della vita ed è proprio da questo presupposto che bisognerebbe riflettere su come ottenerla attraverso una buona pianificazione strategica.
E’ fondamentale, in questo senso, individuare uno o più asset dove per asset si intende una risorsa,
un progetto dal quale partire alimentando a cascata tutti i progetti che ne derivano e che sono ad esso subordinati. Un esempio di asset potrebbe essere il turismo, l’architettura, l’agricoltura, l’industria, i servizi, la logistica…
Essi dovrebbero essere individuati e pianificati dal Governo centrale di uno Stato a seguito di una
ricerca di mercato comparata. Prima di renderli attuativi e riversarli a cascata sugli Enti pubblici territoriali, che hanno il compito di svilupparli attraverso i loro progetti per la competitività del sistema Paese, ne andrebbero verificati i punti di forza e di debolezza.
In sintesi ogni progetto, sia esso piccolo o grande, potrà essere sostenibile solamente se sarà subordinato a quelli che gerarchicamente lo precederanno.
“Ogni piccolo o grande progetto (microeconomia) deve essere agganciato ad un progetto
strategico (macroeconomia) senza il quale mai potrà funzionare”; così ci insegna il dott. Mauro Parilli, il maggior rappresentante italiano dell’Ente istituzionale internazionale a cui il sistema- Paese Italia dovrebbe fare riferimento ossia INTA (International Urban Development Association).

Per progetto strategico si intende, quindi, deliberare uno o più percorsi da seguire per rendere competitivo, rispetto al resto del mondo, il territorio oggetto del nostro interesse. Un piano strategico potrebbe essere rappresentato dal recente “Recovery Plan” che dovrebbe rispondere a tre
semplici domande: “chi siamo, cosa facciamo e dove vogliamo andare”.
Un “Recovery Plan” che sarebbe impossible da realizzare se non attraverso la comparazione con il resto del mondo; ciò presuppone la conoscenza del mondo stesso e, da qui, la necessità di individuare gli asset strategici sui quali puntare per dei “piccoli o grandi” progetti.
Si tratterà, quindi, di uno sviluppo socioeconomico basato su un concetto di fondamentale importanza ossia la sostenibilità economica ed ambientale. E’ il territorio che crea l’opportunità per lo sviluppo socio- economico e per essere vitale necessita di competitività.
Nasce, a tal proposito, come già accennato, INTA (International Urban Development Association) una Organizzazione Istituzionale Internazionale sovra-governativa che ha lo scopo di riunire le migliori menti a livello internazionale capaci di determinare quello sviluppo a cui tutti i luoghi della
Terra dovrebbero ambire per creare posti di lavoro e migliorare la qualità della propria vita.
INTA è stata creata dai Governi del Regno Unito, Olanda, USA, Egitto e Francia per aiutare le Istituzioni di tutto il mondo a trovare soluzioni utili ad evitare la presenza di territori “avvelenati”, quindi da bonificare, soggetti al degrado o all’abbandono. Il valore aggiunto è dato dalla capacità di trovare le modalità per rimediare alle problematiche appena citate. All’interno di queste Istituzioni vi sono politici il cui ruolo è espressione della volontà delle persone e la cui preparazione dovrebbe essere supportata da un Ente terzo che li aiuti a trovare delle “soluzioni” per creare i presupposti di sviluppo e occupazione. Questo è lo scopo ultimo di INTA, leader nello sviluppo socioeconomico dei territori nonché la voce più autorevole dell’Urbanistica a livello internazionale, che contribuisce a dare più o meno credibilità internazionale ai sistemi Paese.
Sulla base di queste anticipazioni si possono già dedurre alcuni motivi per cui le aziende e gli investitori internazionali non trovino in Italia il proprio habitat:

  • In uno studio di diritto comparato ho potuto notare che la Costituzione italiana, nata nella culla del Diritto Romano, essendo legiferata e quindi in forma scritta, ha necessità di essere aggiornata in quanto, all’epoca della sua promulgazione nel 1948, poco o nulla si pensava e ipotizza di cosa sarebbe accaduto a distanza di anni nel nostro Paese rispetto agli altri Paesi che ho avuto modo di conoscere grazie ad INTA. Il Diritto Anglosassone, invece, ad esempio, si rinnova in funzione delle varie interpretazioni giurisprudenziali e quindi in linea con le sensibilità sociali.
  • Da un lato troviamo la cosiddetta “pianificazione strategica” e dall’altro le indicazioni dell’Unione
    Europea (UE) grazie alla quale si può accedere ai finanziamenti stanziati e alle direttive emesse
    dalla Commissione UE stessa (es: Fondi strutturali).
    Il nostro Paese, ma anche moltissimi altri al mondo, rappresenta un sistema di economia mista ossia
    caratterizzata da un “Pubblico” ed un “Privato”. Il compito del “Pubblico” è quello di dare un indirizzo strategico al Paese nella sua classica ripartizione dei poteri per potervi dare attuazione : legislativo, esecutivo, giurisdizionale. Il “Privato” deve essere messo in condizione di potersi esprimere in maniera tale da poter esercitare la sua funzione vitale per creare profitto, sviluppo ed occupazione.
    Nell’indice di efficienza di un Governo esiste un rapporto ideale “centrale-periferico e di valorizzazione delle risorse umane” tra pubblico e privato: quello italiano risulta incomprensibile ai più nel rapporto potenzialità e risultati.
  • Il nostro Paese troppo spesso si è dimostrato distratto ai richiami della cultura di altri Paesi i quali, rispetto al nostro, hanno fatto di quelle “Best Practices” indicate dall’Unione Europea “orecchie da mercante”.
  • Sarebbe utile approfondire tutti questi argomenti creando, ad esempio, un centro studi universitario, a livello internazionale, di ricerca, nel campo della formazione, sviluppo e occupazione che punti sui “modelli di sviluppo” che nessuno conosce e di cui INTA ne rappresenta
    la fonte. Questi “modelli di sviluppo”, ad esempio, sono i protocolli indirizzati all’ Unione Europea la quale li trasforma poi in direttive (es: la città metropolitana). Attualmente, un centro studi che insegni i “modelli di sviluppo” a livello internazionale è inesistente e risulterebbe avere, potenzialmente, carattere di centralità, a livello mondiale, se agganciato all’accreditamento con INTA. L’organizzazione del centro studi deve poter ottenere, quindi, il riconoscimento della totalità del mondo e, per raggiungere tale obiettivo, bisogna saper fare e, soprattutto, FARE.
    -E’ impensabile ipotizzare al rilancio di un Paese rimanendo al di fuori di determinati corridoi che hanno una funzione strategica. Questo, oltretutto, lo insegna la Storia stessa che, inevitabilmente, si sta ripetendo. In passato, lo splendore dei Paesi che si affacciavano sul Mediterraneo, era dovuto alla posizione strategica territoriale che permise all’Italia di essere protagonista nel recepire conoscenze, tecniche, cultura e traffici commerciali con il Medio Oriente. Quando Cristoforo Colombo scoprì le Americhe, si aprì un nuovo corridoio strategico Atlantico ed il Mediterraneo fu destinato a perdere lo splendore che lo aveva caratterizzato fino a quel momento. Se il mondo gira altrove, noi non possiamo stare fermi o girarci dall’altra parte. Dobbiamo inserirci all’interno dei corridoi strategici.
    -Essendo i Governi a decidere, ed essendo INTA una GARANZIA in termini di sviluppo, lavoro,
    rispetto per l’ambiente, ecc ecc non sarà necessario perdere tempo nella ricerca di finanziatori stranieri che mai verranno ad investire in Italia per i problemi che tutti noi conosciamo, ma saranno proprio loro a cercarci in quanto, grazie ai panel internazionali organizzati da INTA nel nostro Paese, avremmo l’attenzione del mondo puntata su di noi. INTA farà da GARANTE.
    Gli investitori stranieri sanno che INTA è in grado di creare strategie perché trattasi di un network mondiale. Vede il coinvolgimento di tutto il mondo e può aiutare a fare leggi particolari, utili a non perderci nel labirinto delle gare d’appalto così come hanno fatto per l’Olanda, ad esempio (a tal riguardo basterebbe visionare i protocolli per l’Olanda: INTA, attingendo i suoi esperti dal suo network internazionale, realizza progetti stabilendo procedure, modelli matematici e metodologie (elementi rientranti nell’ambito delle strategie). Questi modelli rappresentano i protocolli che INTA

invia all’Unione Europea e alle Nazioni Unite che a loro volta utilizzano nelle loro direttive indirizzate ai Paesi membri. I procedimenti, quindi, saranno più snelli e veloci con tempi ridottissimi.
…anche noi italiani dobbiamo “agganciarci” al mondo.

Movimento Giovani

Il Giovane' è l'organo di scrittura ufficiale del Movimento Giovani, seguici sui social!

Leave a Reply