IL LAVORO NOBILITA O ANESTETIZZA? DA MARX ALL’ECONOMIA DI POST PANDEMIA

IL LAVORO NOBILITA O ANESTETIZZA? DA MARX ALL’ECONOMIA DI POST PANDEMIA

A cura di Marianna Lamanna

Tutti i grandi filosofi classici e moderni hanno parlato di una misteriosa ‘variabile’ nelle loro opere, una variabile che ha sconvolto il mondo intero: il lavoro. Adam Smith, partendo da un uomo e il suo badile, finì per definire la teoria sulla ‘Ricchezza delle Nazioni’. Marx vide nel lavoro e nella sua mancanza il motivo dello scontro tra proprietari e proletari. Insomma, la filosofia politica e piena di pensieri che vedono protagonista questa variabile dai contorni economici ma nella sostanza politici e che finisce per essere così pericolosa, se mal considera, da poter dividere il pensiero di un intero Paese.

Un operaio in bilico su una trave durante la costruzione dell’Empire State Building, New York

Il lavoro che anestetizza

La gestione della variabile del lavoro è la parte più difficile dell’interpretazione di un politico e di un economista, dato che spinge i politici ad affidarsi alle teorie di un economista che diventa per loro un tecnico e agli economisti la condanna a perdersi in una macroeconomia così complessa, che nella definizione di quello che è il concetto di disoccupazione e di inflazione, cerca di insegnarti a come bilanciare la politica fiscale e la politica monetaria, per evitare quello che può essere il buco nero per l’economia di un Paese: la trappola della liquidità.

Se ci si sofferma un attimo, si riesce a capire che il lavoro è forse l’unica medicina che può curare i vari gap di un economia e soddisfare le promesse delle più disparate politiche, dato che il lavoro può rendere l’uomo docile, gli concede la moneta per soddisfare i suoi bisogni e lo rende meno rivoluzionario: se lavori non hai tempo per essere partigiano. Forse, non riuscirà mai a soddisfare tutti i desideri di un uomo, dato che secondo Marx, sono illimitati per natura, ma di sicuro riuscirà a rendere un uomo meno incline a cedere alla sua natura primordiale di essere insoddisfatto ed ottenere sempre di più. Forse nella sua mente frullerà il costante bisogno di avere sempre di più, ma non appena suonerà la sveglia, quel pensiero si resetterà e per un momento, almeno per otto ore, si assopirà.

Il lavoro concede all’uomo la moneta per soddisfare i suoi bisogni e lo rende meno rivoluzionario

Il 1° maggio è la giornata nazionale del lavoro in Italia

Se c’è lavoro gli anziani si riposano e i giovani procreano: il PIL cresce

Il lavoro è uno degli ingredienti della produzione. Ma quanto lavoro serve? I prodotti che consumiamo oggi non sono gli stessi di ieri e di domani. La crescita economica, la creazione di ricchezza, nasce proprio dal continuo ricombinarsi dei fattori della produzione. Impedire, rallentare o comunque interferire con questo processo porta inevitabilmente a restringere gli spazi di sviluppo. Che è esattamente l’opposto di ciò che serve, all’indomani di un anno economicamente (e socialmente) disastroso a causa della pandemia.

Bisogna fare molta attenzione a non dimenticare che il lavoro, proprio essendo una ‘variabile‘ non può essere considerato come una medaglia con una faccia sola. Non bisogna cadere nella convinzione che esso sia una variabile indipendente, specialmente in questi anni in cui il Governo ha usato misure quali il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione.

Gli ammortizzatori sociali

Paradossalmente, sarebbe molto meno dannoso prolungare il blocco dei licenziamenti per i settori che stanno vivendo una fase di ripresa, che per quelli invece ‘in crisi’. Proprio i settori in crisi sono infatti quelli nei quali ha maggiore importanza favorire la riallocazione dei fattori produttivi (e, in particolare, del lavoro). Meno spazio viene lasciato a questo processo, più è probabile che le conseguenze della crisi siano irreversibili, con la conseguente morte di imprese. Qui entra in gioco la riforma degli ammortizzatori sociali. La cassa integrazione è uno strumento importante di sostegno al reddito e di sollievo alle imprese, ma nei fatti “immobilizza” i lavoratori: andrebbe, semmai, trasformata in un sussidio che non impedisca al lavoratore di trovare, nel frattempo, altre occupazioni temporanee o definitive. Cosa che, in verità, già oggi succede, attraverso il lavoro sommerso.

Movimento Giovani

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