GUERRA IN UCRAINA: UN FRENO PER L’ECONOMIA ITALIANA?

GUERRA IN UCRAINA: UN FRENO PER L’ECONOMIA ITALIANA?

A cura di Gloria Alite

La guerra tra Russia e Ucraina sta portando conseguenze drastiche su diversi fronti, tra cui quello economico. Se inizialmente c’era chi pensava che le conseguenze si sarebbero limitate solo ai paesi coinvolti, ora non possiamo negare gli effetti che questa guerra sta riversando su tutto il mondo, anche sull’Italia. Dall’aumento del costo dei beni di prima necessità, alle materie prime industriali e ai costi economici per gli aiuti umanitari. Tutti questi elementi incidono negativamente sul PIL del nostro paese.    

Le due crisi: grano e gas

In un contesto globale già in crisi a causa della pandemia, l’aggiunta della guerra porta un motivo in più per l’aumento di prezzi. Non si tratta solo di gas e petrolio ma anche di materie di prima necessità, quali il grano. È inevitabile quindi avere una crescita dei prezzi del pane, della pasta e della farina. 

Oltre ad importare ingenti quantità di grano, mais, semi oleosi e fertilizzanti utili per la filiera agroalimentare, dalla Russia acquistiamo anche il 35% del gas, il prezzo del quale è aumentato insieme a quello dell’alluminio, petrolio e nickel. Infatti la Russia è uno dei nostri principali fornitori di materie prime industriali, e si concepisce dall’aumento dei prezzi, come nel caso del gas e del greggio che sono saliti dell’82,1% e del 22,6% a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.


Secondo le stime dell’ISTAT nel mese di aprile 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento del 6,2% su base annua. Tutte queste conseguenze si riversano su noi cittadini, anche semplicemente fare la spesa ci costa di più. Gli effetti non sono dovuti solo alle importazioni ma anche all’aumento esponenziale dei costi per l’energia che hanno subito le imprese italiane.

Infatti, Confindustria ha stimato un aumento complessivo del costo dell’energia per le imprese italiane pari a 68 miliardi di euro su base annua. Essendo il nostro paese composto per la maggior parte da piccole e medie imprese, per le quali è ancora più difficile far fronte a spese ingenti, la conseguenza più immediata è quella dell’aumentare dei prezzi. 

L’Economic Policy Uncertainty mostra come l’incertezza è aumentata negli ultimi anni e soprattutto nell’ultimo periodo. Infatti l’indice di incertezza della politica economica per l’Italia è salito del 21,1% nella media dei primi due mesi del 2022

Il costo umanitario

Ai costi economici si aggiungono quelli umanitari. In un discorso al senato Draghi illustra come l’Italia sta aiutando l’Ucraina: “L’Italia ha già contribuito in modo considerevole all’emergenza con un finanziamento di 110 milioni di euro a favore di Kiev come sostegno al bilancio generale dello Stato. Abbiamo stanziato un primo contributo del valore di un milione di euro al Comitato Internazionale della Croce Rossa, donato oltre 4 tonnellate di materiale sanitario, e offerto 200 tende familiari e 1.000 brandine”. Il Fondo monetario internazionale (FMI) stima che il PIL dell’Italia crescerà meno del previsto. Infatti le previsioni prima della guerra in Ucraina prevedevano un aumento del 3,8%, al contrario del 2,5% previsto attualmente.


Invece il DEF, Documento di economia e finanza del Governo italiano, prevede una crescita dell’economia del 3,1%. Perciò possiamo dire che il FMI ha una visione più pessimistica rispetto al DEF e che il PIL del nostro paese risente di tutte le conseguenze che la guerra sta lasciando.   

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