FINCHÈ DIVORZIO NON CI SEPARI, O NO?

FINCHÈ DIVORZIO NON CI SEPARI, O NO?

A cura di Letizia Leone

Nell 1869 viene pubblicato un libro rivoluzionario: ‘The subjection of Women‘, di John Stuart Mill, uno dei pensatori più influenti dell’ideologia liberale del secolo e di ogni tempo. Mill è infatti il primo scrittore di sesso maschile ad argomentare, e con un certo fervore, le ingiustizie legate alla posizione della donna nell’epoca Vittoriana e, nella sua argomentazione, pone una critica al matrimonio in quanto istituzione cardine della società.  Se oggi è possibile concordare tutti, o quasi, pacificamente, sui pari diritti e le pari opportunità per ambo i sessi, è invece lecito interrogarsi sulla posizione del matrimonio, in quanto istituzione nella nostra società.

Due fedi nuziali, oggetti simbolo del matrimonio

Il matrimonio come ostacolo all’emancipazione

Mill vede il matrimonio come una delle forme sociali che si frappone tra la donna e la sua emancipazione, finendo per farne una critica di per sè. Egli ci dice che, come istituzione di centralità sociale, essa isola coloro che decidono di non sposarsi, opprimendo oltretutto anche le controparti sposate. Il matrimonio, infatti, secondo il Mill, sarebbe non solo una forma di schiavitù per le donne che si ritroverebbero dominate, ma anche per l’uomo che si ritroverebbe egli stesso intrappolato nel suo ruolo dominante.

il matrimonio è una fonte di corruzione per entrambi; nell’uno produce i vizi del potere, nell’altra quelli dell’artificio.

Harriet Taylor (moglie di John Stuart Mill)

Mi si permetta dunque di sollevare un problema ed analizzare la questione inerente la semplice logica: sono le ingiuste convinzioni sulla posizione della donna dell’epoca ad aver portato certune dinamiche malsane all’interno del matrimonio, od è forse il matrimonio stesso, invero, parte concausale di questa corruzione sociale? Ritengo che l’evoluzione sociale possa rispondere da sola a questo quesito, dato che, come è ben noto, si può facilmente osservare come noi si viva oggi, nelle nostre società moderne occidentali, in una situazione di uguali diritti, in cui le donne hanno de facto e de iure lo spazio di decidere per loro stesse. E, ciononostante, esse decidono comunque, di sposarsi.

Finché divorzio non ci separi…

Ciò detto, tuttavia si possono ancora, è naturale, muovere alcune critiche al matrimonio moderno. Una per tutte: la prassi, ormai comune, che vede nel ricorso al divorzio in caso di difficoltà nel rapporto di coppia come una giusta risoluzione della questione. Questo non potrà che portare, obtorto collo, a casi frequentissimi casi di divorzio.  È lecito dunque domandarci: ha senso promettersi ‘finché morte non ci separi‘? Giacché la formula corretta, semmai, parrebbe essere senza dubbio ‘finché divorzio non ci separi‘. È etico, urge chiedersi ancora, fare una promessa che non si è certi di mantenere?

Non ha più senso, riteniamo, ricorrere a una forma di unione legale come il matrimonio – il quale, è doveroso ricordare, trae origine da precise fondamenta etico/morali, se a questi principi non si ha intenzione di aspirare al rapporto di coppia permanente. Ne consegue dunque la logica conclusione della necessità di dover creare delle nuove forme giuridiche all’interno degli ordinamenti statali, tali da affiancare a quella del matrimonio, che possano rendere fruibili delle unioni legalmente riconosciute, senza dover necessariamente ricorrere a una forma che, evidentemente, non corrisponde alle convinzioni morali di tutta la comunità? 

Movimento Giovani

'Il Giovane' è l'organo di scrittura ufficiale del Movimento Giovani, seguici sui social!

Leave a Reply