FALCONE E BORSELLINO: 4 INNOVAZIONI NELLA LOTTA ALLA MAFIA

FALCONE E BORSELLINO: 4 INNOVAZIONI NELLA LOTTA ALLA MAFIA

A cura di Cristian Ricciarelli

Falcone e Borsellino sono diventati il simbolo del contrasto dello Stato a Cosa nostra, grazie al loro straordinario lavoro e all’introduzione di 5 innovazioni principali che hanno cambiato il metodo investigativo per combattere la mafia. Proviamo a raccogliere le 4 innovazioni che hanno cambiato per sempre la lotta alla mafia:

Storica fotografia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Lotta di alla mafia = lotta di gruppo

La lotta alla mafia come lotta di gruppo: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino iniziarono a lavorare contro Cosa Nostra negli anni ’80. Fino ad allora la lotta alla mafia era prevalentemente un’iniziativa di singoli uomini, i quali venivano quindi isolati e uccisi. Così Falcone, Borsellino e altri magistrati iniziarono a lavorare in equipe (nasce il ‘Pool Antimafia) e a scambiarsi informazioni.

Follow the money

Per decenni la mafia ha lasciato poche tracce della sua presenza. Tuttavia, con l’esplosione del traffico di droghe, negli anni ’70 iniziarono a circolare valigie piene di contanti ed assegni. “La droga sparisce” dice Falcone “ma i soldi no“. Così, Falcone e Borsellino iniziarono a chiamare i direttori di banca di tutta Palermo. Analizzando gli assegno Falcone affermò: “Ogni assegno racconta una storia, un rapporto tra due persone, chi, dove e quando ha dato qualcosa a qualcun altro“.

La droga sparisce ma i soldi no. Ogni assegno racconta una storia, un rapporto tra due persone, chi, dove e quando ha dato qualcosa a qualcun altro

Giovanni Falcone

L’uso dei pentiti

Falcone e Borsellino iniziarono ad ascoltare e usare come fonti di prova i mafiosi che desideravano collaborare con la giustizia in cambio di uno sconto di pena. Non era mai successo nella storia, l’unico pentito prima dell’arrivo dei famosi magistrati fu Leonardo Vitale (affiliato alla cosca Altarello di Palermo), il quale si presentò davanti alla questura e si autoaccusò di due omicidi iniziando a parlare di tutti i boss di quell’epoca (fra cui anche Totò Riina). Purtroppo, Vitale non venne creduto e fu dichiarato semi-infermo di mente; fu rinchiuso in un manicomio criminale, sottoposto all’elettroshock ed una volta uscito, ucciso da Cosa Nostra. Tuttavia, dopo dieci anni, Falcone e Borsellino riescono a far parlare il primo grande pentito della storia della mafia: Tommaso Buscetta, il quale per cinque mesi racconta ogni cosa sulle gerarchie, la struttura e sulla la strategia di Cosa Nostra. Nel giro di pochi mesi i magistrati ricevono le richieste di collaborazione di più di venti pentiti.

Tommaso Buscetta

Il ‘maxiprocesso’

Fare un ‘maxiprocesso‘ significa processare la mafia in quanto tale, ingabbiarla e mostrarla agli italiani che stanno cenando davanti alla televisione perché la lotta alla pace deve essere anche un movimento culturale. Nasce il maxiprocesso con 475 persone rinviate a giudizio per associazione mafiosa, droga, rapina, estorsione e 120 omicidi. Falcone e Borsellino e tutto il pool riuniscono tutte le indagini all’interno di un solo corpo. Il Maxiprocesso è il più grande processo della storia italiana. Per mettere assieme 475 imputati, 200 avvocati e 600 giornalisti viene fatta costruire un aula bunker, accanto al carcere di Palermo, con porte blindate, vetri antiproiettile e un soffitto antimissile e a forma ottagonale. La struttura dispone di 30 celle sparse a cerchio.

L’aula bunker del Maxiprocesso

Movimento Giovani

'Il Giovane' è l'organo di scrittura ufficiale del Movimento Giovani, seguici sui social!

Leave a Reply