ETICA ANIMALE: CRITICA ALLO SPECISMO

ETICA ANIMALE: CRITICA ALLO SPECISMO

A cura di Roberta Maria Serra

Come descritto nell’articolo precedente, Peter Singer, filosofo australiano e uno dei più importanti esponenti dell’etica animale, spiega come lo specismo sia quella forma di pregiudizio nei confronti dei membri appartenenti a specie diverse dalla nostra, privilegiando l’essere umano a discapito delle specie non umane che vengono sfruttate e maltrattate.

Un allevamento intensivo di galline

Molti ritengono che lo sfruttamento e la scarsa considerazione verso gli animali non umani trovi giustificazione nel fatto che l’animale non abbia determinate capacità intellettive, razionali e di responsabilità. Inoltre, l’essere umano riesce ad instaurare relazioni sociali basate su amicizia, amore, sentimenti che gli animali non possono provare. Tale considerazione porta a pensare che un essere vivente meriti rispetto e abbia una dignità solo nel caso in cui abbia un certo grado di intelligenza o di capacità relazionali, ma è scontato affermare che anche tra la specie umana, non tutti hanno le stesse capacità e le stesse doti intellettive. Queste differenze, o come amo definire, particolarità, non rendono meno degna una persona rispetto ad un’altra. Siamo tutti uguali nelle nostre diversità, e tutti ugualmente degni di rispetto e di pari diritti, come sancito anche dalla nostra Costituzione.

Cosa provano gli animali?

Inoltre, nonostante gli animali non umani non abbiano le nostre stesse capacità relazionali, non significa che non ne abbiano. Sicuramente non instaurano rapporti di amicizia, ma di cooperazione o di organizzazione in società, come le api e le formiche. Alcuni tendono ad essere più solitari come il gufo d’Europa, ed altri riescono a vivere in buon accordo con animali di altre specie. Nonostante le numerose differenze con la nostra specie, sono comunque esseri senzienti, capaci di provare dolore, sofferenza e stress. Un cane può provare ansia da separazione quando viene lasciato solo in casa o quando si accorge di essere stato abbandonato, e tutti gli animali percepiscono dolore esattamente come l’uomo poiché la fisiologia del dolore ha gli stessi meccanismi in tutti gli ordini di animali. Infine, molti di essi hanno coscienza del dolore provato, come quando si isolano o non vogliono ritornare nel luogo in cui hanno provato quel dolore, o quando ancora si leccano le ferite. 

elefante sfruttato

Loro non ci sfruttano, noi sì

Avendo piena coscienza di ciò che possono provare gli animali non umani, così come non arrecheremmo mai dolore fisico e sofferenza ad un altro essere umano com’è anche sancito dalla legge, allo stesso modo non dovremmo farlo sfruttando e maltrattando gli animali per scopi personali.  Un grande tema che preoccupa molto il movimento animalista e gran parte delle persone riguardo lo sfruttamento animale è proprio il consumo di carne. Lo stesso Singer ha sostenuto che non è giustificabile il consumo di carne qualora vengano inflitte sofferenze agli animali, soprattutto per l’alternativa alimentare di cui gode la nostra società e per le condizioni degli allevamenti intensivi. Alcuni prendono una netta posizione passando ad un’alimentazione vegetariana o ancora vegana. Altri ancora sostengono il cosiddetto onnivorismo coscienzioso, ossia quella forma di alimentazione consapevole, in cui il consumo di carne è equilibrato e non tende all’eccesso. Questo, unito ad un miglioramento delle condizioni degli animali negli allevamenti, ritengo che possa essere una buona alternativa etica al problema.

L’onnivorismo coscienzioso è quella forma di alimentazione consapevole in cui il consumo di carne è equilibrato e non tende all’eccesso.

specismo
Lo specismo in un’immagine

La ricerca biomedica e la sperimentazione animale

Un altro argomento di grande dibattito, e che desta sempre molto clamore, è il coinvolgimento degli animali nella ricerca biomedica. Sebbene il numero di esemplari coinvolti sia nettamente inferiore rispetto a quello caratteristico degli allevamenti, soprattutto quelli industriali, questo tema è spesso oggetto di numerose contestazioni.  Inoltre, il consumo di carne non è strettamente necessario, al contrario della sperimentazione animale. Il contributo che gli animali hanno dato al progresso della medicina è innegabile e al momento non esistono metodi alternativi che hanno la stessa efficacia. Le sperimentazioni in vitro, per fare un esempio, sono sempre state utilizzate ma non possono sostituire quella animale, ossia il modello in vivo, in quanto riproduce, anche se in modo imperfetto, gli effetti che un farmaco potrebbe avere nel nostro organismo.

In Italia l’impiego di animali per fini scientifici è regolamentato dal d. lgs. 4 marzo 2014/26 “Attuazione della Direttiva n. 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”. Nell’art. 37 vengono sanciti i metodi alternativi alla sperimentazione animale, attuando il principio delle 3 R, ossia replacement, reduction, refinement. Questi tre principi definiscono, rispettivamente, la sostituzione dell’animale con metodi alternativi, la riduzione del loro numero ed il raffinamento delle condizioni sperimentali con lo scopo di ridurre le loro sofferenze.

Proprio per il fatto che non si possa ancora fare a meno di ciò, le sperimentazioni sugli animali sono strettamente regolamentate e viene fatto tutto il necessario affinché l’animale non soffra. Dopo aver preso consapevolezza di ciò che è in grado di provare un animale, bisognerebbe trovare un equilibrio tra ciò che è necessario per noi e ciò che possa arrecargli il minor danno possibile. Migliorare le condizioni degli allevamenti, diminuire il consumo di carne allo stretto necessario e, magari, confidare nella ricerca scientifica affinché sviluppi metodi alternativi alla sperimentazione animale. In alcuni casi possiamo anche cominciare ad agire nel nostro piccolo, dall’alimentazione all’aiutare gli animali in difficoltà o anche solo semplicemente prendendocene cura e cercando di renderli più felici possibili.

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