È GIUSTO TRATTARE GLI ANIMALI COME UNA SOTTOSPECIE?

È GIUSTO TRATTARE GLI ANIMALI COME UNA SOTTOSPECIE?

A cura di Roberta Maria Serra

Da sempre l’uomo si è posto in una posizione di rilievo nei confronti della natura, mettendo al primo posto i suoi bisogni a quelli delle altre specie. Secondo il filosofo Singer lo ‘specismo’ è proprio quell’atteggiamento mentale, quella forma di discriminazione di chi sostiene la superiorità della razza umana in confronto a tutte le altre, considerandole inferiori e sottomesse ad essa.

Il filosofo Peter Singer (1946 – in vita)

Gli animali: un mero profitto

L’uomo ha sempre tratto profitto dagli animali: dal consumo delle carni alla produzione di capi d’abbigliamento, alle sperimentazioni cliniche. Questo perché si è sempre pensato che gli animali siano inferiori in quanto non dotati di un’intelligenza paragonabile alla nostra, ma il solo fatto che un essere vivente sia in grado di provare dolore e sofferenza e di sperimentare esperienze positive e negative, dovrebbe bastare affinché ci sia più rispetto verso di esso. Oltre al dolore e al piacere fisico possono anche provare sofferenza e piacere a livello psicologico, per ovvie ragioni anatomiche e fisiologiche.

Anche gli animali provano stress

È stato appurato, per esempio, che l’animale è in grado di provare stress (che può essere considerato positivo, eustress, o negativo, distress). In entrambi i casi nasce come una risposta a stimoli esterni, con la differenza che nel primo caso riguarda la sopravvivenza (stress causato dalla fame o dalla sete che porta l’animale a nutrirsi o a bere come risposta); nel secondo caso invece l’animale permane in uno stato di stress per un periodo prolungato di tempo senza poter fare nulla per cambiarlo. Possibili esempi possono essere ricollegati ad animali tenuti in cattività oppure animali domestici non adeguatamente curati.

Immagine che compara lo specismo con l'egoismo dell'uomo

Nonostante gli animali non possano esprimersi tramite il linguaggio (il metodo più immediato per noi per capire che cosa prova l’altra persona), possono dimostrare di provare stress tramite diversi tipi di comportamenti: la trascuratezza nella cura del proprio manto o nel nutrirsi, o ancora tramite comportamenti autolesionisti.

A che punto siamo oggi?

Molto è stato fatto per i diritti degli animali, ma ancora tanto altro deve essere fatto. La considerazione che ha l’uomo nei confronti di alcune specie animali varia in base al contesto culturale di riferimento. Cani, mucche, maiali e altri animali assumono importanza diversa e vengono trattati in maniera differente in base al Paese in cui ci si trova. Anche le regolamentazioni in materia di cosmesi, ricerca di base e allevamenti sono diverse se si considerano i Paesi dell’Unione Europea rispetto al resto del mondo e non tutti tengono in considerazione l’etica animale.

A partire dal 2013, in Europa è stata vietata la sperimentazione animale sui prodotti di bellezza grazie all’entrata in vigore del regolamento 1223/2009 (ma ciò non può dirsi per la Cina, la quale richiede ancora test sugli animali per i prodotti esportati)

Personalmente ritengo che, per tutte le ragioni citate sopra, gli animali non debbano essere trattati come una sottospecie e, quindi, sfruttati. Esistono delle vie alternative affinché non siano oggetto di inutili sofferenze. Possiamo fare ancora molto per loro, non soltanto evitando di causare dolore, ma anche agendo in modo da migliorare la loro qualità di vita e la loro felicità.

Movimento Giovani

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