DOPPIO COGNOME: RIVOLUZIONE O SOLITA CENERE NEGLI OCCHI?

DOPPIO COGNOME: RIVOLUZIONE O SOLITA CENERE NEGLI OCCHI?

A cura di Domenico Bolognese

Sarà retroattiva? Dal 28 Aprile avremo tutti due o tre cognomi?  Tra poche generazioni ci ritroveremo con individui dalle decine di cognomi? Le domande sorte in questi giorni sono sicuramente tante, altrettanta la confusione ma cerchiamo di fare chiarezza! Cos’è successo? La Corte Costituzionale il 27 aprile, con una sentenza di importanza sicuramente  storica, ha ritenuto illegittima la norma che assegnava  automaticamente il cognome paterno al neonato.

Sono davvero queste le nostre priorità?

Purtroppo no, non lo è stata. In Italia non è mai esistita una legge che garantisse la possibilità per la madre  di assegnarlo in automatico così come accade, o meglio accadeva, col cognome paterno.

Ci sono voluti quasi 7 lunghi anni affinché si arrivasse a questa decisione da parte della Consulta. Tutto è iniziato nel 2016, quando una coppia lucana si è vista negare la possibilità di assegnare il cognome materno al proprio figlio da parte dell’ufficiale di stato civile, da qui la decisione di iniziare la causa fino alla Corte d’Appello di Potenza, come ricorso, che ha poi deciso di rimandare la questione alla Corte Costituzionale, presieduta dal Presidente Giuliano Amato.  Come si legge nel comunicato pubblicato il 27 Aprile da parte della Consulta questa decisione è stata presa tenendo a cuore  il “principio di eguaglianza” così che “[…]entrambi i genitori devono poter condividere la scelta sul suo cognome, che costituisce elemento fondamentale dell’identità personale”.

Ora cosa succede?

Ciò che accade adesso è tutt’altro che semplice. Nella giurisprudenza costituzionale si usa dire in questi casi che la Consulta, avendo evidenziato l’illegittimità della norma, ha invitato il Legislatore (quindi il Parlamento, N.d.R) a legiferare in materia.

In parole più semplici? Finché non viene pubblicata la sentenza non cambia nulla, una volta pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica verrà emanata una nota da parte del Ministero degli Interni a tutti gli uffici Anagrafe d’Italia con le direttive che andranno applicate (che come si specifica nel comunicato “il figlio assume il cognome di entrambi i genitori nell’ordine dai medesimi concordato, salvo che essi decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due”), almeno fino a quando non esisterà una legge del Parlamento su questa tematica.

È possibile che il Parlamento non se ne sia mai occupato?

In realtà in Commissione Giustizia, presente al Senato, sono stati presentati ben sei disegni di legge diversi su questa tematica e da poco ne è anche iniziato l’esame; a questo punto quindi si potrebbero osservare due scenari totalmente differenti l’uno dall’altro: nel primo, come avvenuto per il Referendum Cannabis dopo la bocciatura, l’invito della Consulta raggiunge l’effetto voluto sul Legislatore, il quale arriva ad un testo unico relativamente in poco tempo mentre nel secondo scenario, come per la prima sentenza Cappato, l’invito a legiferare non avrà nessuno effetto e dovremo aspettare ancora mesi, se non anni, per avere una legge parlamentare che potrà rispondere a tutti gli interrogativi nati negli ultimi giorni.

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