DOPPIO COGNOME, ANCORA DUBBI?

DOPPIO COGNOME, ANCORA DUBBI?

A cura di Domenico Bolognese

“Sarà retroattiva? Dal 28 Aprile avremo tutti due o tre cognomi?  Tra poche generazioni ci ritroveremo con individui dalle decine di cognomi?” Con queste domande iniziava il precedente articolo (qui il link) pubblicato sul ‘Giovane’ qualche settimana fa sulla questione del doppio cognome, ecco gli sviluppi più recenti intorno al dibattito sollevato dalla Corte Costituzionale.

Palazzo della Consulta a Roma, sede della Corte Costituzionale

Saremo invasi da cognomi chilometrici?

In particolare molti si sono posti il problema dei troppi cognomi o ancora di ciò che potrebbe accadere considerando il fattore digitalizzazione; ad oggi infatti, come noi tutti sappiamo bene, spesso nei servizi statali al momento della digitazione del proprio nome o cognome è consentito un massimo di caratteri inseribili (personalmente ricordo l’esempio di una compagna di classe che ogni volta in cui la supplente doveva far l’appello questa si trovava ad avere un nome ‘spagnoleggiante‘: avendo tre nomi che non entravano completamente nello spazio del registro aveva dovuto rinunciare al terzo nome, creando così un classico siparietto di ilarità liceale).

La questione Mario Adinolfi – Maneskin

Okay immagino suoni strano, mi spiego meglio: il nostro Direttore ci aveva, giustamente, pregato di citare solo fonti autorevoli o quantomeno interventi dei cosiddetti ‘personaggi titolati’, tuttavia su una questione come quella del doppio cognome non posso tirarmi indietro dal dovere intellettuale di considerare anche questa pars politica. Il leader del ‘Popolo della Famiglia’, Mario Adinolfi in un’intervista a ‘Notizie.com’ ha dichiarato come i gender-fluid Maneskin seguano l’aria che tira alla pari della Corte Costituzionale (lasciando intendere che quest’ultima abbia un pubblico o un’opinione pubblica da soddisfare). 

La vera parità è lenta e ardua

Riprendendo l’intervento di Adinolfi (il quale non ha preconcetti): “non è questo il modo di raggiungere la parità de facto tra uomo e donna”. Bisogna però ricordare al leader del ‘Popolo della Famiglia’ che la parità, come qualsiasi obbiettivo ci si ponga, non è mai un risultato di istantaneo. Qualsiasi battaglia di civiltà si confà di diversi gradini che vanno percorsi, il più velocemente possibile è chiaro, ma a mio parere questo piccolissimo passo che abbiamo appena fatto si inserisce in quella cornice dei diritti civili e della parità di genere, al pari del divorzio e dell’aborto!

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