CATILINA, L’ANTICO ROMANO POPULISTA

CATILINA, L’ANTICO ROMANO POPULISTA

A cura di Giulio Furitano

Catilina era un nobile decaduto che visse a Roma tra la fine del II sec a.C. e la prima metà del I sec a.C. Iniziò la sua carriera politica divenendo seguace di Lucio Cornelio Silla non completando mai però il “cursus honorum”, cioè la successione ordinata delle diverse magistrature, ma prese parte alla vita politica vera e propria con l’incarico prima di pretore e poi di propretore fino al 66 a.C. Per diversi anni propose la sua candidatura al consolato: questa inizialmente fu rigettata, ma, una volta riuscito a candidarsi, perse le elezioni.

La reazione di Catilina fu forte e decisa: riunì i suoi fedeli e pose le basi per sferrare l’attacco armato contro la Res Publica. Scoperto ed accusato in Senato, fu costretto a fuggire in esilio in Etruria il 5 Gennaio del 62 a.C. Catilina venne intercettato dall’esercito romano e, non avendo altra scelta, in quanto bloccato, decise di andare incontro a morte certa. Di questo momento della sua vita resta famoso il suo ultimo discorso ai suoi fedelissimi, riportatoci da Sallustio: Catilina morì in questa battaglia, insieme a circa 20000 congiurati.

Catilina: da sobillatore a vittima del sistema - Capitolivm

Il mio parere…

Secondo il mio parere Catilina commise azioni terribili, ma è anche vero che fu una vittima del suo tempo, in quanto figura troppo progressista per essere accettata nella Roma che conferiva potere a una percentuale minima di persone e che si avviava a diventare un principato. Penso sia interessante vedere come effettivamente questi possa venire rivalutato nel periodo contemporaneo, soprattutto in virtù di eventi, come le dittature e le guerre mondiali, che probabilmente potrebbero innalzare tale giudizio. Credo che, come moltissimi personaggi che percorrono la nostra storia, Catilina debba avere lo spazio che merita. Basti pensare che gli stessi Cicerone e Sallustio, non negarono mai il suo valore di combattente e la sua volontà di resistere fino alla fine. Indipendentemente dal giudizio riguardo al personaggio o alla congiura, Catilina fu capace di essere una voce fuori dal coro, di mantenere il suo onore fino all’ultimo respiro, di combattere per ciò che credeva giusto e che non potè professare come autorità politica, poiché non gli venne permesso. Innegabile e necessario è, a mio parere, riconoscere a questa figura i pregi ed i valori tipici della romanità ormai desueti e assenti, in una società contemporanea che si basa su una pseudopolitica senza alcuna spina dorsale. Al contempo la figura di Catilina non va neanche esaltata, anche se i motivi che lo spinsero ad agire potevano essere considerati validi e condivisibili, il mezzo con cui furono promossi non rispecchiavano i principi egualitari e democratici che aveva promesso ai suoi adepti, che erano sia nobili decaduti che gente che viveva nella miseria.

Busto di Catilina

Nell’età contemporanea abbiamo avuto diversi esempi di sovvertimento del sistema politico, attuati da coloro che promettevano più libertà e aiuti alla fascia della popolazione più bisognosa, che testimoniamo il concetto secondo cui un a colpo di stato violento, se riuscito, consegue una dittatura altresì violenta dove, alla fine, l’ugualitarismo e la difesa del popolo più debole passano in ultimo piano. Non siamo ovviamente certi che se la congiura di Catilina fosse andata a buon fine, si sarebbe instaurata una dittatura a Roma, però, proprio attraverso il modo di incanalare i consensi verso la sua persona, possiamo notare una certa somiglianza con gli attuali movimenti populisti che si rivolgono per lo più alla pancia del paese, quindi alle masse.

Un’amministrazione populista presenta tre caratteristiche: il tentativo di appropriarsi dell’apparato statale, la corruzione e il “clientelismo di massa” e gli sforzi sistematici per reprimere la società civile. Anche molti dittatori si comportano in modo analogo. La differenza è che i populisti giustificano la propria condotta sostenendo di essere gli unici a rappresentare il popolo. In Italia, dagli anni Novanta si è affermato un nuovo discorso politico che, assistito da potenti mezzi di comunicazione, ha rivendicato un rapporto diretto fra un leader e la popolazione, fondato su facili promesse. Una nuova Costituzione doveva mettere in riga il parlamento e rinforzare il capo dell’esecutivo. L’alterazione delle istituzioni segue da venti anni la stessa trama fino alle idee e pratiche preoccupanti degli attuali governanti che pesano di condotta morale come ai tempi di Catilina.

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