BREXIT: UN GRANDE ERRORE?

BREXIT: UN GRANDE ERRORE?

A cura di Gloria Alite

In un mondo in continua evoluzione, dove la globalizzazione assume sempre di più un ruolo rilevante, la chiusura delle frontiere non trova giustificazione. Se vi state chiedendo perché dopo un anno si parla ancora di Brexit, e se la scelta del Regno Unito di uscire dall’Unione Europea sia stata giusta o meno, state per avere una risposta. 

Un vantaggio perso

Far parte di un mercato unico di 500 milioni di persone ha portato al Regno Unito un vantaggio competitivo che ora non possiede più. Abbiamo visto, nel primo articolo riguardante le conseguenze economiche della Brexit, una diminuzione delle esportazioni verso l’UE del 40,7% come sinonimo del venir meno della libera circolazione di beni, merci, persone e capitali. In contrapposizione a questo il governo britannico si è posto un obiettivo ambizioso da poter raggiungere da solo: la gestione delle frontiere più efficiente al mondo entro il 2025. Non appartenere più al mercato unico dell’UE rende ancora più difficile il raggiungimento di quest’obiettivo, e potrebbe far nascere crimini fiscali per l’ottenimento dello stesso. 

Ci penso ogni singolo giorno: al referendum, alla sconfitta, alle conseguenze, e alle cose che si potevano fare diversamente. Sono preoccupato per quello che succederà

David Cameron (premier inglese 2010 – 2016)

…e meno visibilità

Con la diminuzione dei rapporti tra UE e Regno Unito diminuisce anche la visibilità di quest’ultima nei confronti del resto del mondo. Basti pensare alle imprese britanniche, le quali stanno subendo rallentamenti nei processi di import ed export. Questa inefficienza ci porta a chiederci come quelle del Regno Unito possano essere le frontiere più efficaci al mondo, e perché, se aveva questo obiettivo, ha deciso di non rimanere nell’UE per poterlo raggiungere senza difficoltà. 

Inoltre, il Regno Unito si ritrova da solo ad affrontare le sfide mondiali come la pandemia, che ha messo in ginocchio l’intero globo. La gestione fallimentare della crisi sanitaria da parte del governo britannico è stata la Brexit. Questo perché il primo ministro Boris Johnson ha sottovalutato i rischi del Covid-19 per prediligere l’uscita dall’UE. Nel mentre l’UE pensa a come risolvere questa situazione critica, il Regno Unito non vede più l’aiuto europeo e comincia ad andare avanti da solo. Anche se durante questo periodo di crisi qualche contributo, come il Recovery Fund, sarebbe stato conveniente per il governo britannico.

I dissidi interni

L’uscita dall’Unione ha visto dei malcontenti interni. Infatti la Scozia filoeuropea non è mai stata d’accordo con questa scelta. L’unico modo che ha per rimanere nell’UE sarebbe chiedere l’indipendenza al Regno Unito. A proposito di questo Angus Robertson disse: «Se si tratterà di scegliere tra uno stato europeista e membro dell’UE, una Scozia indipendente o la Gran Bretagna di Boris Johnson e della mini-Brexit, penso che la gente voterà per l’indipendenza». L’indipendenza permetterebbe alla Scozia e ai suoi cittadini di poter lavorare, studiare e viaggiare liberamente come prima della Brexit. Vantaggi che il Regno Unito ha perso, danneggiando così i suoi cittadini. Pensiamo agli studenti che non potranno più partecipare al programma Erasmus, oppure a tutti coloro che devono circolare o trasferirsi per lavoro e non avranno diritto di vivere e godere dei servizi sanitari gratuiti degli altri paesi europei.


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