BREXIT, LE CONSEGUENZE ECONOMICHE AD OGGI

BREXIT, LE CONSEGUENZE ECONOMICHE AD OGGI

A cura di Gloria Alite

Nata come Comunità del Carbone e dell’Acciaio con il trattato di Parigi del 1951, successivamente Comunità Economica Europea con il trattato di Roma del 1957, fino a diventare Unione Europea e ad oggi contare un membro in meno. Costituita con lo scopo di creare un’economia di mercato e una libera circolazione di merci, questo principio non vige più per il Regno Unito che ora è visto come un Paese Terzo. In questo articolo vedremo le conseguenze economiche della Brexit per il Regno Unito e per l’Unione Europea.  

PIL ed inflazione

Viste le previsioni e le aspettative di un crollo dell’economia del Regno Unito dopo la Brexit, vedremo in un primo momento se questa ipotesi si è verificata e secondo quali conseguenze. Essendoci stata una relazione tra l’UE e Regno Unito andremo a vedere successivamente anche le conseguenze per l’Unione.  Se una delle congetture più comuni riguardava la diminuzione del PIL, notiamo dal grafico che nel 2021 c’è stata una crescita del 7,5%, dopo essersi ridotto del 9,4% l’anno precedente a causa delle conseguenze portate dalla pandemia. Per quanto riguarda l’inflazione, possiamo vedere la crescita dall’uscita del Regno Unito dall’UE la quale nel 2022 dovrebbe arrivare a una percentuale di 9,8% che verrà seguita da una diminuzione nei successivi anni, fino a ridursi al 2,7% nel 2026. L’inflazione però non riguarda solo il Regno Unito, ma anche l’eurozona. Infatti secondo Eurostat l’inflazione annua dell’euro è del 5,8% nel 2022.  

L’inflazione è una crescita progressiva del livello generale dei prezzi nel tempo. Se i prezzi aumentano, la moneta perde valore: con 100 euro di ieri, oggi puoi comprare meno cose. 

Cos’è l’inflazione?

Le cause

Al contrario di quello che si potrebbe pensare il valore della sterlina è più alto rispetto alle altre valute, quali euro e dollaro. Attualmente 1 sterlina vale 1,21 euro e 1,31 dollari. Questo dimostra che l’inflazione è dovuta all’aumento dei prezzi che come conseguenza vede la diminuzione del potere di acquisto, cioè del valore della moneta. Infatti secondo i dati dell’ONS, Ufficio Nazionale delle Statistiche, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato del 7% negli ultimi 12 mesi. Questo significa che a parità di reddito si consuma di più per l’acquisto. Nel Regno Unito il reddito da lavoro medio annuo è pari a 47.147 USD (United States Dollar) e il 75,5% della popolazione in età lavorativa, compresa tra 15 e 64 anni, ha un lavoro retribuito. Migliore rispetto a prima della Brexit è anche il tasso di disoccupazione, stimato al 3,8%.

Mentre in Europa…

Le conseguenze economiche non ci sono state solo per il Regno Unito ma anche per l’Unione Europea che ha visto uscire uno dei suoi membri.
Non facendo più parte del mercato unico dell’UE, per il Regno Unito non c’è più libera circolazione di beni, persone, merci e capitali. Questo ha portato a una diminuzione delle importazioni dall’UE del 28,8%, rispetto alla diminuzione delle esportazioni verso il continente del 40,7%.
Inoltre, con l’introduzione dei controlli doganali da parte dell’UE l’importazione è ancora più difficile e questo porta a conseguenze economiche per gli stessi paesi dell’Unione in quanto è chiaro che l’impatto maggiore sarà sulle piccole medie imprese rispetto alle multinazionali. Possiamo dunque dire che il nostro paese sta subendo le conseguenze che la Brexit si è portata con sé, essendo l’Italia costituita per la maggior parte da PMI (ndr. piccole e medie imprese). 

Movimento Giovani

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