DISOCCUPAZIONE ED ALIENAZIONE: DUE CONDIZIONI INUMANE

DISOCCUPAZIONE ED ALIENAZIONE: DUE CONDIZIONI INUMANE

A cura di Roberta Maria Serra

Il termine ‘alienazione’ indica, secondo Marx, l’estraniazione dell’operaio dalla sua natura umana puramente genuina, a causa del suo lavoro e del prodotto di esso. Per il filosofo ed economista tedesco, l’uomo perde così la sua identità, trovandola solo nell’oggetto prodotto dal suo lavoro. Tuttavia, questa concezione marxista rispecchia la situazione operaia della società industriale del suo tempo, società fondata sul capitalismo, in cui i lavoratori vengono sfruttati da pochi soggetti sfruttatori.  

Charlie Chaplin nel celebre film ‘Tempi moderni’

Il lavoro che de-umanizza

Molte sono state le critiche al pensiero marxista: non vi sono infatti prove scientifiche e psicologiche a fondamento del profondo malcontento che viveva l’operaio al tempo della rivoluzione industriale, come non è neanche detto che la routine caratteristica del lavoro in fabbrica sia per forza un male e non motivo di serenità per molte persone. Va inoltre sottolineato che, se per Marx il lavoro per l’uomo era quindi motivo di disumanizzazione ed oppressione, proprio in virtù della mancanza di diritti e di tutele per il lavoratore oltre che per la meccanicità del lavoro stesso, la situazione del lavoratore odierno è nettamente differente. Adesso il lavoro non è soltanto visto come un mezzo per la sopravvivenza, ma come realizzazione di se stessi. Diventa mezzo tramite il quale si può dare un contributo alla società e alle persone in difficoltà. Ma è davvero sempre così?  

“L’operaio della rivoluzione industriale dell’ideologia marxista non è altro che il lavoratore precario della società moderna

Nonostante gli enormi passi avanti compiuti in termini di diritti e di tutele sul lavoro, purtroppo ancora molto deve essere fatto. Non è nuovo infatti il caso di molti brand di vestiario low-cost che sfruttano la delocalizzazione in Paesi come il Bangladesh e l’India per via di legislazioni più permissive di quelle occidentali e per attutire i costi di produzione, con conseguente diminuzione dei salari dei dipendenti e sfruttamento minorile. L’operaio della rivoluzione industriale dell’ideologia marxista non è altro che il lavoratore precario della società moderna. Nasce proprio qui la mortificazione e la profonda insoddisfazione di una categoria di lavoratori che non sono ripagati per i propri sacrifici, per l’energia ed il tempo investiti nel proprio lavoro.

L”Assenzio‘ di Degas, dipinto simbolo dello stato di alienazione

La storia si ripete: gli anni ’90

Sebbene negli anni Novanta questo fenomeno sembrava passeggero, negli anni successivi divenne la normalità, normalità sempre più caratterizzata da contratti a chiamata, contratti di somministrazione e a tempo determinato.

“Il lavoro esterno, il lavoro in cui l’uomo si aliena, è un lavoro di sacrificio di se stessi, di mortificazione”

Karl Marx, economista (1818 – 1883)

Oltre alle esigenze e all’organizzazione del mercato del lavoro, la disoccupazione e il precariato ha origine dalla struttura del sistema scolastico con università sempre meno collegate al mondo del lavoro, tardando quindi la possibilità dei giovani di crearsi una propria autonomia. Tutto questo è dimostrato dal fatto che in Italia, come in altri Paesi europei, prima di trovare un’occupazione a tempo indeterminato a tempo pieno i giovani si ritrovano a vagare in un esodo fatto di impieghi temporanei (i quali il più delle volte non rispecchiano nemmeno gli studi effettuati).

Ma non sono solo i giovani laureati a riscontrare difficoltà nella ricerca del lavoro, sperimentando il più delle volte lunghi periodi di inattività o dovendo accettare mansioni per i quali sono sovra-qualificati. Molti giovani con più bassi livelli di istruzione corrono maggiormente il rischio di rientrare nella categoria dei NEET, ossia giovani disoccupati e inoccupati, non impegnati in percorsi di studio e/o di formazione. In questa categoria rientrano anche giovani che rinunciano alla ricerca attiva del lavoro per scarsa di motivazione e scoraggiamento. 

Movimento Giovani

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