A TITOLO GRATUITO: QUANDO IL TITOLO DI STUDIO VALE ZERO

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A cura di Giammarco Sestili

La meritocrazia non è di questo mondo, soprattutto di un paese come l’Italia, che potrebbe, invece, dare tantissimo a noi giovani. Però si sa: “l’Italia non è un paese per giovani”. Spesso ci si concentra sul fatto che il nostro Paese sia una grande nazione con rinomate scuole ed università, sia pubbliche che private; perché allora abbiamo ancora un tasso di disoccupazione giovanile così alto (25,3% secondo i dati ISTAT di gennaio 2022)? Quali sono le ragioni che spingono noi giovani a cercare fortuna altrove?

Statistica titolo di studio in Italia nella popolazione

Italia e disoccupazione giovanile: un problema irrisolto?

Secondo la rivista online “Economia e politica”, una delle cause principali della disoccupazione giovanile sta nel mancato incontro tra domanda di lavoro richiesta dalle imprese e l’offerta di lavoro espressa dai lavoratori. Tutto questo dipende sia dalla formazione troppo generalista che le università italiane offrono, senza trasmettere delle vere e proprie competenze che le aziende richiedono, sia anche perché il tessuto produttivo in Italia è fermo da moltissimo tempo, specie nel Mezzogiorno. Soprattutto in epoca di crisi economica e di pandemia si è preferito tenere i vecchi lavoratori specializzati, senza investire tempo e soldi nel formare ed assumere nuove figure.

Quanto influisce il titolo di studio

Ma allora serve un titolo di studio per avere successo nella vita? Assolutamente no, in quanto un titolo di studio o una qualifica non servono ad essere persone di successo, bensì per aprirsi più porte in campo lavorativo; anche se il più delle volte queste porte ci vengono chiuse in faccia e veniamo parificati a chi ha studiato meno di noi, se non addirittura chi non ha mai concluso nemmeno la scuola dell’obbligo.

La giornalista Milena Gabanelli in un video di alcuni anni fa parlò proprio del motivo per cui in Italia per esercitare una professione come il medico, l’avvocato, l’architetto o l’ingegnere serve un titolo di studio una e molti attestati che certifichino le capacità e le conoscenze acquisite. Come mai per fare un ministro della Repubblica italiana invece tutte queste regole non valgono? Per diventare ministro oggi è sufficiente l’incarico fiduciario, cioè occorre fidarsi della nomina e del giuramento davanti al Presidente della Repubblica. A mio parere questo è un pessimo esempio che viene offerto ai giovani italiani che studiano anni ed anni, per poi diventare lavapiatti a 800 euro al mese.

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